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Lo Sport come educazione – Marta Sabbatini

Ciao a tutti, oggi abbiamo in trasmissione la prima medaglia d’argento femminile marchigiana, Marta Sabbatini. La medaglia l’ha vinta l’anno scorso in coppa Italia, nel 2017, nella categoria 48 kg con una performance di 53 kg di strappo, 70 kg di slancio per un totale di 123 kg.
Marta è un po’ l’esempio dell’atleta a tutto tondo. Lei ha cominciato col nuoto agonistico da bambina, poi per 14 anni ha fatto kung fu vietnamita anche nella componente agonistica dove è diventata, per qualche anno, titolo italiano di semi Sanda e poi è arrivata al Crossfit e alla pesistica, negli ultimi anni. Ciao Marta.

Ciao Andrea è un piacere.

Che ricordi hai più belli della carriera sportiva finora?

Diciamo che faccio difficoltà adesso un po’ a selezionarli perché sono tanti. Partendo proprio da quando ero piccola, per esempio il nuoto. Non dimenticherò mai una gara in casa, erano i 50 dorso se non sbaglio, io ero da sola, c’era solo l’istruttore. Prima di tuffarmi in acqua, probabilmente per l’ansia, avevo un mal di stomaco atomico, ero seduta dietro il blocco e aspettavo che chiamassero il mio nome. Mi alzo, me ne vado, vado dall’istruttore che era poco distante e gli dico: “Alessandro, io non ce la faccio, mi fa male lo stomaco.” Mi dà una pacca sulla spalla e mi fa: “Non ti preoccupare, vai.” Ero arrivata prima nei 50 dorso e avevo 8 anni, avevo anche gareggiato con bambini più grandi ed era stata una soddisfazione immensa. Quella pacca sulla spalla non me la dimenticherò mai.

Ancora dura allora.

Si, esatto. Lo stesso nei vari incontri, gare di arti marziali, esami di arti marziali per il passaggio di cintura; il mal di stomaco sempre. Però da quella pacca sulla spalla ce ne sono state tante altre che hanno coperto delusioni e invece hanno fatto da ingresso per le soddisfazioni.
Per la pesistica, per questa medaglia, lo stesso. Andrea Mancinelli, che mi sta sempre lì di fianco e prima di entrare in pedana, pacche sulle spalle, pacche sulle cosce. Mani sopra la testa che mi scuote la testa e mi dice “vai!” Insomma, “fai quello che hai fatto fino ad adesso, fallo anche in pedana”. Quindi momenti veramente speciali, devo dire la verità.

Il segreto nello sport è una giusta pacca sulla spalla?

In parte anche sì. Il sostegno sicuramente fa la sua parte.

Come sei arrivata alla pesistica quindi?

Io ho conosciuto il Crossfit per caso. Lavoravo in sala pesi, avevo appena preso la laurea in scienze motorie. Non conoscevo il Crossfit ma adottavo autonomamente metodi d’allenamento simili; esercizi funzionali, variati e ad alta intensità.
Un altro istruttore che era lì con me in palestra mi dice: “dove hai imparato a fare queste cose?”.
Tant’è che avevo iniziato ad approcciare le alzate olimpiche per conto mio. E io gli ho risposto: ” Guarda, non me l’ha insegnato nessuno, sto facendo tutto da sola. ”
E lui mi ha detto: “un giorno vieni ad allenarti con me”.
Il giorno dopo mi ha portato in Ancona, ho conosciuto l’attività del Crossfit e ho iniziato da lì. La parte del bilanciere, a mano a mano, mi è sempre piaciuta di più, finché alla fine ho deciso di dedicarmi essenzialmente a quello e sono approdata nel mondo della pesistica. Per fortuna, perché devo dire che è veramente una figata.

È un bel momento adesso per la pesistica femminile in Italia.

Si. Probabilmente. Diciamo che con l’avvento del Crossfit, questo boom che c’è stato, la pesistica sicuramente ha preso più piede perché ha avuto modo di essere conosciuta. Chiaramente nel Crossfit viene affrontata in maniera completamente diversa, perché viene intesa come una disciplina funzionale al Crossfit, in questo senso. Però in questo modo diciamo che molte persone, magari come me, si sono poi appassionate alla parte della pesistica ed hanno intrapreso questa disciplina a sé. Sicuramente moltissimo per la parte femminile, senza dubbio.

Che qualità sono indispensabili per un atleta che vuole gareggiare?

Sicuramente la testardaggine, quella sì. La testardaggine (risata N.d.R.)

Quella è fondamentale.

La testardaggine, voglia di raggiungere obbiettivi, voglia di fare sicuramente, un po’ di sacrificio sicuramente si, sia per quanto riguarda il tempo da dedicare, l’alimentazione, lo sforzo, il sonno, la stanchezza e tutto quanto. Mirare sempre ogni giorno un pochino più in alto, quello sì.

Dove li trovi gli stimoli che ti aiutano di più nell’allenamento?

Questo non lo so, nel senso che sin da bambina il mio maestro di kung fu mi diceva: “tu vai avanti come un’ariete”. Quindi onestamente non so da dove prendo tutta la spinta. Sicuramente avere intorno persone con cui condividi più o meno gli stessi obbiettivi e un po’ la fatica giornaliera, ti aiuta a sopperire proprio questa fatica e a raggiungere obbiettivi il giorno dopo. L’esempio più stupido; vuoi fare squat e vuoi fare un’alzata più pesante, il fatto che sei da solo o il fatto che sei con una persona che ti fa assistenza e ti dice: “dai, forza, vieni su” è diverso.

 

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Riguardo agli infortuni, ci si riesce ad allenare anche se uno magari ha subito un infortunio di qualche tipo?

Sicuramente si, diciamo che ogni caso va interpretato a sé. Quindi bisognerebbe un attimo vedere la condizione soggettiva dell’atleta. Però se non è un infortunio grave, cioè parliamo magari di dolori o di dover risparmiare in maniera segmentata alcune parti, possiamo comunque lavorare. Cioè nel momento in cui c’è stato un infortunio ripeto, non grave, magari al ginocchio, possiamo comunque provare ad allenare la parte superiore o allenare la parte inferiore in maniera ridotta con alcuni complementari. Per cui non andiamo a sollecitare ovviamente e a peggiorare ma al contrario a dare modo di recuperare all’atleta.

Certo però che per quello che riguarda le alzate olimpiche forse è più difficile?

Quello è sicuramente un problema, però possiamo mantenere la parte della forza, quello sicuramente sì. Magari per un periodo risparmiamo le alzate, risparmiamo il gesto più veloce, quindi impattante, anche magari la parte del pliometrico che si può usare in allenamento, la escludiamo. Però possiamo un po’ tentare di mantenere la forza, in questo senso si.

Con, tipo, esercizi accessori?

Si, gli accessori fanno molto gioco in questi casi.

C’è qualche complex che ti piace, che in questo momento stai usando per allenarti, magari?

Allora i complex, in generale, sono divertenti secondo me. Sicuramente anche utili perché dover tenere il bilanciere in sospensione richiede determinato lavoro. Si può passare per i vari step dell’alzata stessa. Che uso io in particolare, uno non ce n’è. Sicuramente i complex di strappo mi piacciono, da sotto il ginocchio a sopra il ginocchio, dall’anca, la parte dell’overhead, i drop, i balance, quello sì.

La programmazione che usi prevede qualche complex?

Si lo prevede. Me l’ho inserito, perché la programmazione ultimamente me la sto facendo da sola, sperimento un po’ e, si, qualche complex lo inserisco, sia di strappo che di slancio.

Quanto, di quello che ti è servito nell’allenamento, l’hai appreso sul campo e quanto, invece, dallo studio?

Apprendere dal campo è importantissimo, secondo me, cioè più che importantissimo, è necessario, perché se poi non c’è la pratica è difficile anche un po’ aggiustare il tiro sulla parte teorica. Per quello che riguarda magari una programmazione, la scelta degli esercizi, periodizzazioni, etc. Però, a mio avviso, se di base non c’è uno studio teorico proprio sui libri, possiamo fare pratica quanto vogliamo, ma non sappiamo nemmeno cosa stiamo facendo. Quindi lo studio assolutamente si, sempre, costante e in aggiornamento.

C’è una costante che hai trovato tu in tutti gli sport che hai fatto fino ad adesso, in generale?

Se parliamo di capacità, sicuramente, la parte esplosiva, tra le arti marziali e la pesistica come alla fine anche nel Crossfit, assolutamente sì e anche l’elasticità e la mobilità. Nella parte della pesistica, molto più accentuata la parte di forza però, che nelle arti marziali non è così necessaria. Riguardo al nuoto trovo molta associazione tra la resistenza, la parte di endurance, con il Crossfit. Però diciamo, in linea tra tutti e tre forse no. L’impegno, quello dappertutto.

Dov’è che il Crossfit è riuscito e dove invece magari ha fallito, negli intenti che si era proposto?

Il Crossfit a mio avviso è un’ottima attività per quel che riguarda la preparazione atletica, perché non è una disciplina specifica ma ha preso un po’ di qua e un po’ di la, per aumentare la performance generale della persona. Quindi in questo senso sicuramente ha dei vantaggi, anche se poi, se viene fatta come preparazione specifica, per una disciplina specifica, è ovvio che poi va modulato, perché serve una preparazione idonea, il più mirata possibile. Cioè, se deve essere fatta una preparazione, per esempio, per le arti marziali, quanto accentuo, per esempio, tutto il lavoro alla sbarra? Adesso la metto in maniera proprio facile e comprensibile.
Dove ha fallito’ un po’ nell’esagerazione. Dire che, per esempio si sente moltissimo, il Crossfit fa male, con il Crossfit ci facciamo male; se è fatto bene, no. Il problema è che ultimamente stiamo veramente esagerando, se vogliamo parlare del 18.4 per esempio, che è uscito come qualificazione insomma per i Crossfit Games, cioè per i Regionals, ha senso fare tutti quegli stacchi con tutto quel peso?
Quindi un po’ come scelta, secondo me, nei workout, stiamo un po’ esagerando e poi probabilmente sta anche alla coscienza dell’istruttore gestire un cliente, un atleta, indipendentemente dal livello. Questo perché molto spesso: “dai, dai, spingi, spingi, corri, corri” poi alla fine perdi la schiena nell’alzata, sali male e lì è il momento in cui effettivamente ti fai male. Quindi forse dobbiamo fare un attimo un passo indietro proprio come coscienza nell’attività. Però sicuramente fatta bene i suoi benefici ce l’ha.

I record atletici del Crossfit negli ultimi anni stanno subendo un’impennata costante, sarà sempre così?

Non siamo macchine quindi prima o poi penso che un limite lo raggiungeremo.

Lo squat, low bar o high bar? (Low o high sta ad indicare l’altezza del posizionamento del bilanciere sulla schiena N.d.R.)

Se parliamo di powerlifting sicuramente andiamo un po’ più sul low bar, se parliamo di weightlifting parliamo necessariamente di high bar, perché poi come transfer nell’alzata, nel gesto specifico, in particolare nella parte della girata, abbiamo una barra che tende a stare, essendo in front (front-rack N.d.R.) tende ad essere più vicina all’high bar del back (squat N.d.R.). poi ovviamente dobbiamo considerare la conformazione dell’atleta. Abbiamo persone con mobilità nettamente diverse, conformazioni in termini di lunghezza di arti, di femore in rapporto al busto, conformazione di caviglie, ginocchia, anche, bacino, di qualsiasi parte, molto diverse da una persona all’altra. Che poi vanno un po’ a modificare, lievemente, i parametri stessi dello squat tra una persona e l’altra. Per cui possiamo avere una persona con necessità di tenere la barra leggermente più bassa o la persona che non ha assolutamente nessun problema nel tenerla alta. Diciamo che in linea di massima i princìpi sono quelli che ho detto prima, però poi nella pratica, possiamo un po’ variare qualcosa.

Sempre riguardo allo squat, nell’insegnamento, quali sono gli errori più frequenti che ti capita di incontrare?

Uno degli errori, secondo me, è proprio quello di non tenere in considerazione questa variante della conformazione, da una persona all’altra. Spesso siamo settati su degli standard senza disponibilità da parte nostra di variare leggermente.

Glielo faresti fare lo squat, per esempio, ad un adolescente che viene ad allenarsi?

Si, sicuramente, si. Chiaramente in maniera adattata. Se parliamo di un dodicenne avremo un determinato approccio, se parliamo di un diciottenne ne avremo un altro per una questione di sviluppo proprio. Fisico e della struttura, nell’aver consolidato componenti ossee e quant’altro. Però si.

Nella preparazione atletica per quello che riguarda l’infanzia e adolescenza, qui da noi in Italia, come credi che si sia orientati?

In Italia siamo non indietro, di più. Dire indietro è riduttivo e lo dico con una tristezza atomica. L’attività motoria nei bambini e nell’adolescenza, nell’infanzia ancor di più, è assolutamente fondamentale. Perché lo sviluppo motorio e l’esperienza motoria vanno di pari passo con lo sviluppo cognitivo. Non è assurdo dire che bambini che si muovono di più sono bambini più intelligenti e in futuro saranno adulti più intelligenti. Questa base fisiologica purtroppo non viene considerata. Andiamo nelle scuole; abbiamo avuto periodi in cui l’attività motoria alle elementari, quella che viene chiamata educazione fisica, veniva fatta da, o viene fatta tutt’ora, magari dalla maestra di italiano. Senza nulla togliere alla maestra di italiano, però sicuramente non ha avuto un bagaglio di studi specifico per l’attività motoria nell’infanzia. Quello sicuramente andrebbe modificato, l’approccio che abbiamo in Italia è scandaloso.

Pensi ci siano dei pregiudizi nei confronti del bilanciere nella preparazione atletica dei giovani?

Sicuramente sì. La vecchia scuola diceva: “i pesi nei bambini assolutamente no”. È vero che entro una certa età un peso eccessivo non andrebbe dato, ma lo sviluppo della forza deve essere fatto in maniera alternativa. Quindi parliamo essenzialmente del corpo libero, parte in pliometrico, etc. Andando avanti poi, a mano a mano, il peso può essere aumentato. Questo, come dicevamo prima, sempre per il fatto di aver consolidato o meno la struttura fisica della persona. Che ci sia pregiudizio, sicuramente sì, perché questa era la vecchia scuola, la nuova scuola favorisce molto l’allenamento della forza nei bambini e negli adolescenti. Riguardo a questo, per esempio, parliamo di una serie A di pallavolo femminile, chiaramente parliamo di ragazze e quindi di adulte, io mi sono trovata a parlare col preparatore atletico della nuova scuola, che per esempio mi diceva: “Per far fare preparazione alle atlete io chiedo molto lavoro con il bilanciere, molto lavoro anche di alzate, perché aiuta l’esplosività e poi se lo ritrovano nella parte dei salti, per esempio, sotto rete e chiedo, per esempio, per la parte di forza di lavorare in full-squat o perlomeno di rompere il parallelo, sempre nei limiti della mobilità dell’atleta”. E il preparatore poi si è trovato a litigare con l’allenatore invece di vecchia scuola che assolutamente più di un terzo di squat no.
Quindi diciamo che abbiamo il problema con gli adulti e coi bambini a riguardo, quindi andrebbe proprio cambiata la linea generale. Adesso noi magari parliamo proprio di sport, quindi di attività specifica, come magari la pallavolo al di fuori della scuola. Se vogliamo fare un passo indietro dobbiamo partire anche proprio dall’istruzione.
Per uno sviluppo, ripeto, fisico e cognitivo ma anche per un discorso educativo, nello sport e nell’attività motoria in generale, soprattutto i bambini nelle scuole che si ritrovano a lavorare in gruppo, implica un maggior rispetto delle regole, dei compagni d’allenamento. Diventa proprio una spinta, una base ad una educazione generale che poi in grande, amplificata, si tradurrà in un miglior comportamento nella società, al di fuori della scuola e della palestra.

Oltre alla forza in sé, la pesistica che cosa ti lascia come sport che è più funzionale a questi aspetti qui della persona o del carattere?

Riguardo al carattere sicuramente ti forma: la pesistica, come anche tutti gli sport, lo sport in generale, perché sicuramente ti abitua un po’ a non abbatterti quando c’è qualcosa che non va. Perché tanto le alzate non le chiuderai mai tutte, non farai sempre dei tempi bellissimi in pista, se fai atletica, non farai sempre il tuo record di salto, sempre se fai atletica o in vasca se fai nuoto o qualsiasi altra cosa. Quindi dici: “Ok, oggi è andata così, domani è un altro giorno, ricominciamo daccapo”. Quindi a livello caratteriale sicuramente ti insegna a non arrenderti, sembra una frase fatta però alla fine è così.

Un atleta, in questo caso un pesista, prendiamo per esempio, è necessario che sia una brava persona anche fuori dalla pedana?

Ni. Secondo me non è necessario, però il fatto che tu, magari per anni, hai lavorato con un determinato rigore, quel rigore che poi ti diventa anche un rigore caratteriale, nel momento in cui sei fuori dalla palestra, continui un po’ ad applicare quel rigore. Quindi è come se lo sport ti fa diventare una brava persona.

Qual è l’errore più grande che può commettere un istruttore o un allenatore?

Sicuramente non avere fiducia nella persona e nell’atleta che ha davanti. Io parlo di atleta ma possiamo parlare anche della persona che viene per allenarsi in maniera amatoriale o addirittura dell’anziano che viene per prevenire la degenerazione, insomma, fisica e cognitiva. Anche nell’anziano che alla fine, un po’ per parallelo, è come nel bambino. Quindi possiamo avere persone con talento, ci possono arrivare, o persone che invece magari fanno più difficoltà nell’apprendimento, sono un pochino più lenti: abbiamo i “benzina” e abbiamo i “diesel”. In ogni caso la persona percepisce se noi istruttori, allenatori, abbiamo fiducia in loro quindi sicuramente non dare credito a chi abbiamo davanti scoraggia la persona stessa e quindi avrà meno risultati di quelli che potrebbe avere. Quindi, assolutamente, sempre incoraggiare chi abbiamo davanti.

Tu come hai scelto di diventare istruttrice?

Avendo fatto scienze motorie sono partita, agli albori, con la passione dello sport in generale. Diventare istruttrice sicuramente deriva dal voler trasmettere questa passione, proprio.

Come ti gestisci fra l’allenamento e la vita privata?

Allora, è un casino! (Risate N.d.R.) Nel senso che bisogna far conciliare il lavoro con lo studio, con la famiglia e con gli allenamenti, appunto. Quindi, gli allenamenti cerchiamo di non farli mancare mai, però vanno inseriti, un po’ è brutto dirlo, nei ritagli di tempo. Magari se un giorno abbiamo due ore, dedichiamo due ore, se altri giorni, magari, abbiamo un allenamento da due ore, ma abbiamo un’ora e mezzo, magari tagliamo qualcosina, cerchiamo di recuperarla. Quindi non è semplice, però io credo sempre che se si vuole, si può fare.

Tu adesso stai seguendo una programmazione fatta da te, come ti stai trovando?

Bene, ti dirò, bene. Me l’ho gestita in base a vari princìpi, varie tabelle, ho fatto una marea di conti, devo dire la verità, però mi sto trovando bene. Continuo su questa linea, tra un po’ testiamo e vediamo come va.

Nel senso che tra un po’ rifarai dei massimali?

Si. Ogni tanto andiamo un po’ più su di peso e vediamo. Ogni tanto, ovviamente, non spessissimo perché non ha senso ma si.

Non “alla bulgara”.

No, non “alla bulgara”.

So che anche stai studiando tantissimo. Come ti gestisci fra allenamento e studio?

Essendo al sesto ed ultimo anno di osteopatia, ormai ho quasi finito, quindi diciamo che il grosso è andato. Però anche negli anni precedenti studiavo la sera o la mattina presto, m’alzavo alle 5, alle 6 e studiavo. Il fine settimana e tutt’ora il fine settimana. Cioè mi diventa il sabato pomeriggio e la domenica o, diciamo, un’ora di qua, un’ora di là in settimana. Da questo punto di vista è molto impegnativo, però ce l’abbiamo fatta!

Beh, manca poco!

Si, ormai, si.

Grazie mille Marta di essere stata con noi!

Grazie a te Andrea, è stato un piacere, alla prossima.

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