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Le basi di una corretta alimentazione – dott Emanulele Giorgini

Oggi ci è venuto a trovare in trasmissione il dottor Emanuele Giorgini, biologo nutrizionista e dietista, ciao Emanuele. 

Ciao Andrea, grazie per avermi invitato! 

Volevamo parlare con te degli aspetti riguardanti l’alimentazione e la nutrizione nello sport. Per prima cosa volevo chiederti: quali sono le figure giuste, di riferimento, per trattare questo argomento? 

Oh, benissimo Andrea, mi fa molto piacere che mi fai questa domanda perché in questo periodo noi molto spesso ci ritroviamo di fronte a molte persone che si definiscono esperte in argomento di nutrizione, ma in realtà la legislazione e comunque la competenza acquisita, è molto chiara. Nel senso che l’argomento della nutrizione può essere trattato ed è riconosciuto legalmente questo fatto, solo ed esclusivamente da figure competenti. E quali sono le figure competenti? Il medico, quindi laureato in medicina, il biologo nutrizionista e il dietista. Tutte le altre figure che affrontano questo argomento ma che non ne hanno né titolo né competenza riconosciuta, vanno incontro ad un illecito che in realtà è un reato penale perché è un abuso di professione. Ma la questione importante e preziosa da capire che c’è dietro questo aspetto non è tanto il fatto dell’abuso che comunque sicuramente, certo, è importante, è un reato ma più che altro l’aspetto importante da capire è che viene meno il rispetto della salute della persona, e così facendo si rischia di prendere degli abbagli, di fare delle scelte che sono molto pericolose per la nostra salute. Fare una dieta non è una cosa da poco, così come non lo è una cosa da poco prendere degli integratori a caso diciamo, ecco. 

Vogliamo ricordare perché anche è così importante rivolgersi alla giusta persona per quanto riguarda quest’ambito; l’alimentazione? 

Certo. È importante perché quello che noi andiamo a tenere in considerazione è la salute della persona e tramite l’alimentazione oggi la ricerca scientifica ci insegna, ci fa capire, che l’alimentazione è un tassello fondamentale per la nostra salute. Quindi, ovviamente, se facciamo delle scelte di un certo tipo queste scelte si ripercuotono sulle risposte a breve e a lungo termine della nostra salute. Quindi sono risposte che devono essere prese in considerazione a seconda della situazione fisiologica e patologica dell’individuo. 

Fatto questo preambolo che a me sembrava anche doveroso perché sia è una tematica viva, di questo momento e sia anche molto importante perché tanti sottovalutano questi aspetti quando devono affrontare o vogliono rivolgersi ad un nutrizionista. Ti volevo chiedere perché è importante l’alimentazione per chi fa sport? 

Qui entriamo in un capitolo, diciamo, dell’alimentazione molto interessante e potrei dire anche molto caro a me perché io sono uno sportivo, mi definisco come tale e anche un appassionato ovviamente dello sport. È importante perché fare sport significa anche divertirsi ma divertirsi bene è molto importante, quindi mangiare bene ci permette di avere delle prestazioni decisamente migliori, quindi mangiare bene e quindi mangiare due volte meglio, dal fatto che si fa sport, ci permette per l’appunto di ottenere dei benefici nell’ottica del recupero dell’attività sportiva svolta e ci permette di preservare la salute. Perché l’attività sportiva comunque può essere vista sia come un input che ci salva la salute sotto molti punti di vista ma che se viene fatta oltre una certa intensità diventa anche un input che piò portare uno stress ossidativo, uno stress di usura del corpo decisamente importante. Quindi mangiare bene ci permette di compensare anche questa usura e ci permette di raggiungere dei risultati decisamente migliori. 

Oltre al mangiare bene che adesso magari andiamo a capire meglio nel dettaglio, ti volevo chiedere: gli integratori quando vanno usati? 

Benissimo, questo è un altro sottoinsieme, diciamo, dell’argomento della nutrizione nello sportivo perché in primis deve essere sempre valutato l’aspetto nutritivo dell’individuo per poi scegliere se è necessario davvero integrare. Integrare che cosa significa? Aggiungere ciò che manca o che comunque, con l’alimentazione, non è colmabile ecco. Quindi è questo il punto che dobbiamo tenere come riferimento altrimenti rischiamo di sentirci nella condizione di dover prendere di tutto e di tutto un po’. Senza poi trascurare o tralasciare il fatto che anche su questo argomento troviamo molti esperti ma essere esperti in un argomento a volte non garantisce di ottenere un consiglio adeguato. Bisogna essere competenti più che esperti, ecco. 

Tornando al discorso dell’alimentazione, ci sono ultimamente moltissime diete di moda nell’ambito sportivo soprattutto, fra chi fa la paleo-dieta, chi fa altri tipi di diete, secondo te possono essere utili allo sport questo tipo di diete? 

La cosa importante da tener presente, il filo conduttore o, meglio, la linea guida da tener sempre presente è la ricerca scientifica. La ricerca scientifica basata su aspetti clinici, che significa che per scegliere una strategia, anche alimentare, bisogna basarsi su quelle che sono le evidenze. Le evidenze fatte su che cosa? Su esseri umani. Né su provette né in vitro, né studi fatti su cinque persone, quattro cani e due gatti, ci vuole una cosa fatta bene. Per scegliere questo bisogna documentarsi, studiare, valutare. Queste diete che, come hai detto tu Andrea giustamente, seguono un po’ il trend e la moda del momento, in realtà molto spesso, molte di loro, non hanno alcuna validità scientifica. O perlomeno acquisiscono un nome ma in realtà non sono altro che delle strategie alimentari che hanno soltanto delle piccole modifiche nei vari macronutrienti. Che cosa sono i macronutrienti? I carboidrati, le proteine e i grassi. E quindi molto spesso si assiste a un rimodellamento di diete iperproteiche quindi diete che hanno tante proteine pochissimi carboidrati a volte pochi grassi, a volte con più grassi, e quindi magari diete che strizzano l’occhio un po’ alle diete chetogeniche, che sono delle diete appunto con molte proteine tanti grassi e pochi carboidrati, se non nulli. Ecco questa che ho fatto è ovviamente una definizione molto approssimativa ma per cercare di far capire un po’ a tutti coloro che ci ascoltano che cosa significa una dieta chetogenica, diciamo. Quindi bisogna essere un po’ attenti, e poi anche perché, che succede? Che a volte seguire una dieta di questo tipo non è detto che sia ottimale per le nostre esigenze. Cioè, magari ci affascina molto, ci promette degli ottimi risultati, ma in realtà ognuno di noi ha delle esigenze ben differenti dall’altro e quindi le diete non possono essere plasmate, diciamo, la stessa identica per tutti. Ci sono soggetti che riescono a seguire determinate strategie alimentari, altri che ne riescono a seguire altre. Perché? Perché deve essere considerata che cosa? Anche lo stile di vita che una persona ha. Cioè che significa? Il lavoro che svolge, quali sono i suoi impegni, le sue passioni, sicuramente lo sport è una di queste ma molto spesso non è solo lo sport. Quindi fare dieta significa mettere in piedi una strategia alimentare adeguata per fare in modo che noi possiamo ottenere dei benefici di salute. E non solo dal punto di vista della prestazione sportiva. Quella deve arrivare, sicuramente, ma non dobbiamo trascurare l’aspetto della salute, questo è fondamentale. 

Quindi in quest’ottica è giusto demonizzare un macronutriente su l’altro magari? 

Diciamo che da un lato potrebbe essere una strategia fallimentare. Perché? Perché il nostro organismo mediamente ha bisogno di un po’ di tutto. Perché i risultati che si raccolgono a livello scientifico e clinico sono risultati che non lasciano intendere che ci sia un beneficio eliminando un macronutriente ed incentivandone l’uso di un altro. Ci sono poi dei casi specifici in cui è il caso di personalizzare ulteriormente e quindi è il caso di modificare in funzione delle necessità fisiologiche dell’individuo, ecco.  

Un’altra domanda che spesso ci si chiede: nei giorni di recupero, di riposo, è normale magari diminuire l’apporto nutritivo della dieta o è sbagliato questo atteggiamento? 

Ecco Andrea hai fatto una domanda molto interessante perché io molto spesso mi ritrovo a parlare di questo argomento con degli atleti che sono sempre molto attenti al peso, perché magari in alcuni sport con le categorie di peso e quindi devono contemplare l’aspetto del peso, in realtà è sbagliato quest’aspetto perché innanzitutto i microtraumi che si generano dall’attività non sono eventi che iniziano e finiscono nel momento in cui si termina il gesto atletico. Il microtrauma e quindi l’affaticamento muscolare ha necessità di essere recuperato anche dopo che io ho finito il gesto sportivo. Quindi se io vado a compiere delle restrizioni inadeguate a livello calorico rischio di allungare notevolmente il tempo di recupero. Rischio di non introdurre in modo adeguato quello che può essere il dosaggio proteico, glucidico o lipidico, perché ricordiamoci sempre che questi tre macronutrienti hanno dei ruoli differenti e molto importanti. I glucidi hanno il ruolo di soddisfare le riserve energetiche e muscolari e non solo, e le proteine dovrebbero avere un ruolo plastico ma non possono svolgere un ruolo plastico, sufficientemente plastico, se le calorie introdotte sono troppo poche. E quindi ecco che i microtraumi muscolari vengono ritardati nel loro recupero e i lipidi hanno un ruolo molto prezioso, non solo nell’aspetto del recupero muscolare, dell’assetto ormonale e dell’assorbimento delle vitamine liposolubili, cioè le vitamine che si sciolgono in essi. Come la vitamina A, la vitamina D, la vitamina E e la vitamina K. quindi se noi non introduciamo le giuste quote di questi macronutrienti, vengono meno l’assorbimento anche di questi cofattori, di queste vitamine, che sono preziosissime anche proprio per il recupero muscolare. Ok? 

Immagino che questa problematica sia pure più viva nelle programmazioni un po’ più intense, quelle di supercompensazione, magari? 

Assolutamente Andrea, giustissimo, un’osservazione ottima. Certo. 

Anche lì come va affrontata l’alimentazione per un recupero ottimale? 

Allora innanzitutto cerchiamo di capire che cos’è una supercompensazione a tutti gli utenti che ci seguono che magari sono curiosi di capire e di far loro questo messaggio. La supercompensazione è un fenomeno tale per cui l’organismo va a creare delle super scorte ecco, cerchiamo di rendere il messaggio più fruibile possibile, e quindi va a creare queste riserve ulteriori a livello energetico, ma non solo a livello energetico anche a livello di costruzione di fibrocellule muscolari, per rispondere all’insulto meccanico sportivo svolto dall’atleta. Quindi questo processo porta a un miglioramento della struttura muscolare. Certo è che questo fenomeno avviene soprattutto grazie a che cosa? Grazie al riposo, cosa di cui spesso non si parla, si parla tantissimo di cibo ma non si parla mai del riposo, al sonno che è un aspetto fondamentale della salute dell’individuo. E poi all’idratazione, altro aspetto di cui molto spesso non viene citato, nominato, perché l’idratazione è fondamentale, è importantissima. L’idratazione può migliorare la performance di un atleta in modo determinante. E poi ancora all’aspetto nutritivo. Quindi la giusta quota calorica per ciascun individuo in questa fase post workout, post competizione, post allenamento, appunto, deve essere sempre tenuta in contemplazione perché questo significa appunto quello che abbiamo riassunto in una parola: supercompensazione.  

Riguardo al riposo, alle ore di riposo, ti senti di dare qualche consiglio? 

La quota indicativa delle ore di sonno che l’organismo umano ha necessità di rispettare è un aspetto strettamente individuale che è dettata da tanti aspetti. Più che nelle ore di sonno; la qualità del sonno che viene svolta. La cosa importante ad esempio è se ci sono dei risvegli a metà notte che fanno presagire degli eventi di non serenità. Che fanno presagire, magari nel caso specifico, ad una fase di sovrallenamento. Piuttosto che delle fasi ansiogene dell’individuo, oppure dei risvegli mattutini a volte anche prima della sveglia. Comunque ci devono far pensare che forse il sonno non è così ristoratore, non è così adeguatamente compensatorio. Però questo è un argomento che non è prettamente di mia competenza e rischio di fare un buco nell’acqua o di non trattarlo in modo adeguato perché l’aspetto dell’igiene del sonno, che è un aspetto importantissimo, nel caso in cui ci siano delle difficoltà, deve essere assolutamente affrontato perché è un aspetto molto, molto importante da una figura di competenza che può essere in primis il medico di famiglia e a seguire magari da uno specialista che può essere lo psicologo, lo psichiatra o comunque tutte quelle figure che si occupano dell’aspetto della salute mentale, che non dimentichiamo mai, è importantissima, è fondamentale tanto quanto curare lo stomaco, il fegato, la milza. La mente ha bisogno, ha il diritto, di essere aiutata qualora ce ne fosse la necessità 

Un’altra domanda che ho la curiosità di farti: alcool: alcolici e allenamento, vanno d’accordo o non vanno d’accordo? 

L’alcool con l’attività sportiva diciamo che, innanzitutto facciamo un esempio: l’EFSA, che è l’ente per la sicurezza europeo a livello alimentare, che si occupa di valutare, validare, in modo egregio e anche appunto molto interessante. Tutti siete invitati volendo a poter vedere sul sito le pubblicazioni scientifiche che ci sono dell’EFSA, è un ente tra l’altro che non ha conflitti di interesse, di che se dica, e questo è molto prezioso perché la ricerca scientifica in questo modo è prettamente libera. Che cosa fa? Fa delle valutazioni anche rispetto alla dieta mediterranea e diciamo che l’EFSA ha considerato l’indicazione dieta mediterranea valutando l’utilizzo dell’alcool. O meglio, ha valutato che nella dieta mediterranea è compreso l’utilizzo di una bevanda che può essere un bicchiere di vino, per intenderci, ok? Che è una porzione veramente esigua, giusta, adeguata. Anche perché ricordiamoci sempre che ci dissetiamo con l’acqua e assaporiamo il vino. Che è ben diverso dal fatto di dissetarsi col vino. L’EFSA ha espresso un parere negativo nei confronti dell’alcool, tanto vero che ha, diciamo, non accettato l’indicazione protettiva e positiva della dieta mediterranea in virtù del fatto che è presente l’alcool. Questo significa che dal loro punto di vista la ricerca scientifica esprime pareri negativi nei confronti dell’alcool. Quindi in una persona che svolge attività sportiva sicuramente l’alcool non è da prendere in considerazione. Però attenzione, non dobbiamo avere un approccio rigido e immotivato tra l’altro: l’alcool nelle giuste quantità, o meglio, se siamo a cena con gli amici e ci facciamo una birra non succede assolutamente niente perché comunque ricordiamo che queste bevande hanno anche degli aspetti positivi dal punto di vista nutrizionale, quello che va a creare il danno è effettivamente l’abuso, l’eccesso, ok? Che poi dopo se vogliamo entrare nel dettaglio sottilissimo e molto preciso, il parere che è stato espresso negativo nei confronti dell’alcool è perché si fa una valutazione molto, molto accurata. Ma se noi dovessimo fare una valutazione più elastica, quello che crea un trend è l’abitudine del comportamento verso l’alcool. Quindi a mio avviso se sporadicamente o in episodi conviviali viene utilizzato il vino, la birra o bevande alcoliche il problema non si pone insomma.  

In relazione al mantenimento della massa muscolare, che molti atleti che ci ascoltano magari saranno preoccupati, che scelte di dieta vanno adottate? 

Allora in relazione al mantenimento della massa muscolare la cosa importante è valutare ad esempio quante proteine per kilogrammo di peso corporeo assumiamo. O meglio è fondamentale assumere la giusta quota calorica in virtù del fatto che un atleta voglia mantenere o ridurre quel peso e compensare, o meglio, introdurre la giusta quota proteica per kilogrammo di peso corporeo. Facciamo un esempio: un atleta di endurance dovrebbe assumere una quota di 1.7 grammi di proteine per kilogrammo di peso corporeo. Facciamo un esempio concreto: 100 grammi di petto di pollo, per esempio, non sono 100 grammi di proteine ma sono indicativamente 22 grammi di proteine. 100 grammi di pasta non è vero che non ha per niente proteine, ha delle proteine che sono meno nobili, ossia meno diciamo “assimilabili”, ma che comunque sono delle proteine che vanno conteggiate nel nostro modo di mangiare giornaliero, ok? Indicativamente parliamo di una quota di 13 grammi di proteine su 100 grammi di pasta. Quindi semplicemente un atleta di 70 kg indicativamente, se dovesse assumere una quota di 1.7 grammi di proteine (per kilogrammo di peso corporeo N.d.R.) dovrebbe introdurre, a conti fatti, 119 grammi di proteine. Giornalmente. E così deve distribuirle nell’arco della giornata perché non è che se io assumo 119 grammi di proteine in un colpo solo queste diventeranno tutto muscolo, no, avremmo un’efficienza energetica e una capacità metabolica pari a quella di una macchina elettrica ma l’organismo umano non è paragonabile ad una macchina elettrica, è una macchina che però ha delle dispersioni importanti in termini energetici. E quindi non è capace di avere un rapporto di 1 a 1 nel guadagno, nel beneficio, di ciò che introduce a livello nutritivo. Quindi è importante appunto suddividere queste proteine un po’ a colazione, un po’ a spuntino, un po’ a pranzo, un po’ a merenda e un po’ a cena, e, se c’è necessità, anche dopo cena ovviamente. 

In alcuni l’elemento dello sport, dell’allenamento diventa quasi una specie di pretesto per poter mangiare di più, secondo te è un atteggiamento produttivo? 

Diciamo che questa cosa che mi segnali è molto frequente in effetti e difatti molto spesso noi non ci rendiamo conto di avere una necessità calorica molto più bassa di quella che ci aspettiamo, rispetto all’attività sportiva svolta. E quindi appunto ci sono persone che dicono: “va bene, oggi mi sono allenato, ho fatto palestra, oggi di pasta ne mangio due etti”.  e così facendo molto spesso diventa un meccanismo e un circolo vizioso che porta il soggetto a fare attività fisica per compensare ciò che mangerà. Quindi non è un’attività fisica svolta con il piacere di fare quello sport. Ma è un’attività fisica solo ed esclusivamente compensatoria al fatto di mangiare. In realtà non funziona così. Dobbiamo renderci conto che le nostre esigenze kilocaloriche sono appunto molto più basse di quello che noi non immaginiamo, a meno che non iniziamo a fare attività sportiva a livello professionistico. O comunque imitando un livello professionistico. Ma lì la questione però è anche questa: chi fa attività sportiva a livello professionistico, mangia anche come un professionista. Quindi si nutre ancora prima di mangiare, perché questo è un altro concetto importantissimo: un conto è nutrirsi un conto è mangiare. Nutrirsi significa introdurre ciò di cui l’essere umano ha bisogno. Mangiare significa saper scegliere che cosa introdurre dopo che uno ha imparato a nutrirsi. È un piccolo dettaglio ma che ha un’importanza rilevante. Di fronte a questo la questione di fare sport va bene, poter mangiare e avere maggiore flessibilità sicuramente aiuta, però non rischiamo di cadere nell’ottica in cui questa flessibilità diventa così tanta che poi dobbiamo ricorrere nuovamente a far sport per compensare tutto l’eccesso calorico introdotto. Questo poi diventa un comportamento che può sfociare in una compulsività che non porta niente di buono, anzi è un comportamento disturbato sul piano alimentare.  

Abbiamo sottolineato come è fondamentale concertare queste scelte con un professionista qualificato, certificato. Però c’è qualche consiglio che possiamo dare a chi magari si trova a dover mangiare fuori per lavoro o per varie ragioni, durante la giornata, e affronta l’attività sportiva? 

Innanzitutto la scelta deve ricadere sulla semplicità. Ricordiamoci sempre che non ci sono cibi vietati ma esistono quantità adeguate. L’input primario è quello di imparare a riconoscere che cos’è un carboidrato, che cos’è una proteina, che cos’è un grasso, dove troviamo le fibre, le vitamine e i minerali. Sulla base di questo ciascuno di noi può scegliere un cibo imparando a gestire la volumetria. Su questo aspetto della dietetica per volumi è stato fatto un lavoro scientifico molto importante da un docente universitario, il professor Oliviero Sculati, ed è portato avanti tutt’ora dal figlio, un bravissimo docente; Michele Sculati, il quale sta facendo proprio un lavoro di validazione delle volumetrie, per insegnare alle persone a gestire la dietetica per volumi. Quindi è un aspetto molto prezioso. Perché pesare sempre il cibo con la bilancia è un aspetto che ci da la garanzia di introdurre quella quota calorica, però le persone nella vita non hanno sempre con sé la bilancia. Quindi se viene fatto da prima un lavoro di riconoscimento che dice: “la pasta è un carboidrato che contiene quella quota di proteine, io devo imparare a mangiarne 80 grammi e quegli 80 grammi rappresentano quel tipo di volumetria sul piatto, vorrà dire che quello che sarà in eccesso lo potrò anche lasciare. Perché ricordiamoci sempre che quello che non mangio oggi lo posso sempre mangiare anche domani. Ed ecco che così non esistono divieti, non esistono cibi vietati, non esiste lo sgarro ma esiste soltanto quando io voglio concedermi quel cibo. Ad esempio voglio mangiare un cibo tradizionale di un luogo, mi vengono in mente le olive all’ascolana, mangio le olive all’ascolana. Non mi succede assolutamente niente, lo posso fare. Certo è che qui parliamo sempre di soggetti in buona salute che non hanno patologie gastriche, metaboliche e nient’altro. Possiamo parlare di cibi liberamente così, anzi, molto spesso ci sono molte libertà anche per chi dovrebbe avere delle restrizioni o delle problematiche metaboliche o di altra natura, figuriamoci per una persona che è in salute dove non c’è motivo di applicare delle restrizioni basate su gusti e alimenti che uno apprezza insomma. 

Riguardo alle proteine nella dieta, lasciano un attimo da parte gli integratori, come vanno diversificate? Nel senso: mangio una bistecca tutte le sere e sono apposto oppure devo, anche lì, avere degli accorgimenti? 

È molto importante innanzitutto alternare perché se noi andiamo a mangiare una volta la carne rossa, una volta il pollo, una volta il tacchino, una volta il coniglio o l’agnello, i formaggi, i legumi, gli affettati in genere, andiamo a dare all’organismo l’opportunità di introdurre delle proteine che sono differenti. Ricordiamoci sempre che le proteine a loro volta sono costituite dagli amminoacidi. Quindi essendo differenti queste proteine, hanno una formulazione al loro interno amminoacidica differente. Questa differenza di composizione ci permette di ottimizzare e di nutrire in modo più adeguato il nostro organismo. Dobbiamo pensare come se dovessimo costruire un muro con mattoni tutti diversi. Il muscolo è rappresentato dal muro, i mattoni devono essere messi insieme e dobbiamo riuscire a farli legare fra loro per fare in modo che il muro sia dritto e ben robusto. Quindi questi mattoni dobbiamo incastonarli l’uno all’altro nel modo più ottimale per ottenere questo risultato, in modo tale che questo muro sia un muro portante e non un muro fragile di apparenza. 

Se un atleta volesse essere pesista e vegetariano, secondo te è fattibile? 

Attualmente è molto frequente, mi capita molto spesso di vedere degli sportivi che approcciano all’alimentazione vegetariana, sicuramente in questo periodo rappresenta molto un aspetto anche legato, consentimi di dire, ad una moda. Ricordiamoci che tutto è possibile sicuramente, però a livello scientifico tra gli amminoacidi più importanti c’è la Leucina. Questo amminoacido, che tra l’altro è anche uno dei tre amminoacidi ramificati, ha un ruolo predominante nella sintesi proteica. La Leucina è molto rappresentata nelle fonti proteiche nobili: i latticini, le uova, la carne e a scendere gli altri prodotti. Però al primo posto troviamo questi alimenti. La  scelta di seguire una modalità alimentare vegetariana comporta sicuramente un incentivo di integrazione per compensare tutti quelli che sono i deficit a cui l’organismo va incontro. È fattibile però necessita di un integrazione proprio perché la perdita della massa muscolare è sempre un evento molto facile, il nostro organismo tende facilmente a perdere massa muscolare, non dall’oggi al domani, però è vero che se mangiamo male facilmente perdiamo muscolo ed è molto più difficile riguadagnarlo.  

Ti faccio una domanda che mi hanno chiesto di sottoporti: gli integratori ZMA e ZMB fanno bene o hanno delle controindicazioni nel loro utilizzo? 

Innanzitutto spieghiamo cos’è questo integratore: lo ZMA mediamente è un integratore a base di zinco, magnesio e vitamina B6, lo ZMB similarmente, in media con l’aggiunta a volte del tribulus; l’obbiettivo è quello di dare un supporto ormonale grazie allo zinco, al tribulus e altri composti che vengono a volte introdotti, questo come valutazione generica dato che in commercio ci sono tantissimi prodotti che hanno mille variabili. L’importante è che quando si fa un’integrazione, che sia di qualità. Perché di prodotti che contengono sostanze dannose per la nostra salute ce ne sono una marea. Quindi rivolgersi sempre ad un canale affidabile come quello della farmacia o parafarmacia al limite, che comunque garantiscono un canale di controllo ulteriore. È ovvio che l’integrazione come tale deve essere fatta nella misura in cui c’è un deficit, perché altrimenti assumendo delle sostanze di cui l’organismo non ha necessità si rischia solamente di fare delle urine molto costose, per dirla in modo ironico. O si rischia di introdurre anche dei contaminanti, dei metalli pesanti, delle sostanze che l’organismo a volte potrebbe impiegare molto tempo prima di detossificarle. Una cosa che prima non ho detto, sull’alternanza delle fonti proteiche c’è dietro anche questo aspetto. La piramide alimentare che in molti conosciamo, rappresenta la frequenza del consumo dei cibi, ma dietro la frequenza del consumo dei cibi c’è sempre dietro l’aspetto di prevenzione rispetto a tante patologie. Perché adesso si raccomanda tanto di ridurre il consumo di carne rossa, di contenerlo? Perché c’è un‘evidenza clinica sull’incidenza delle patologie oncologiche dell’apparato gastrointestinale. C’è un aumento dell’incidenza che comunque non ci deve far paragonare una bistecca ad una sigaretta, per intenderci. La stessa cosa vale per gli integratori; se io vado ad assumere degli integratori di cui non ho necessità rischio di introdurre anche delle sostanze indesiderate che possono essere trascurate nella misura in cui ho necessità di integrare quel composto. Se quel composto non ho necessità di integrarlo le sostanze che vado ad introdurre, contaminanti, provocano più che un beneficio, un danno. 

Io rinnovo l’invito ai nostri ascoltatori a girarci le loro curiosità, i loro dubbi, che noi possiamo poi chiedere ad Emanuele che con la sua preparazione esemplare ed anche la sua disponibilità encomiabile come oggi risponderà ad alcune domande. Se vi sentite di chiederci qualcosa scrivertelo nei commenti che poi provvederemo a chiederli ad Emanuele in un altro episodio. 

Grazie Andrea mi fa piacere, sono felice di partecipare, anche di rispondere alle domande, ai quesiti che verranno posti, anzi è motivo di input e ricerca ulteriore. 

Grazie per essere stato con noi. 

Grazie a voi. 

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