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Intervista a Mirko Zanni

Ciao Mirko, grazie di aver accettato l’invito a farti intervistare. È un po’ anche merito tuo se mi sono appassionato io alla pesistica perché all’inizio, quando non ne capivo tanto, mi è capitato di vedere quel video tuo di ATG su YouTube (vedi sotto) e sono rimasto molto colpito.

Dello strappo lento? Quel video ha fatto il giro del mondo.

Cos’è che ti ha fatto appassionare alla pesistica?

In realtà non mi sono appassionato se devo dirti la verità, è stato tutto un po’ improvvisato. Io ho fatto quattro anni di pallavolo e siccome volevo migliorare lì, perché mi piaceva tantissimo, il mio papà mi ha portato in palestra per fare potenziamento. Mia madre è stata campionessa d’atletica, che ha fatto anche dei record italiani a staffetta, europei e molte altre gare, mio papà ha fatto powerlifting, body building ed è nel settore pesi e quindi mi ha portato in palestra per fare questo potenziamento. Poi il mio allenatore mi ha detto che ci sarebbe stata una gara di pesistica ed inizialmente io non volevo farla perché volevo fare solo il potenziamento e non mi interessavano i pesi. Vidi mi padre un po’ deluso della mia scelta iniziale di non partecipare così partecipai per farlo felice. A questa mia prima gara ho fatto 29 kg di strappo e 31 kg di slancio. Tutti mi hanno detto che ero bravo e che sarei diventato un campione così ho deciso di provare così ho cominciato ad allenarmi 3 volte a settimana facendo anche pallavolo. Poi mi hanno chiamato a Roma per il collegiale e ho fatto gli europei e a quel punto ho scelto la strada dei pesi perché era la scelta giusta da fare e poi mi stavo appassionando. Ora è diventato il mio lavoro e sono molto contento.

 

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C’è stato un momento di svolta importante nella tua carriera finora?

Si, diciamo che io non ho iniziato nella pesistica a Pordenone ma ho iniziato in un’altra palestra, poi siccome la pesistica a Pordenone era il centro federale e centro di alta specializzazione, con quindi tutti gli atleti agonisti anche, sono andato via dalla prima palestra e sono andato a Pordenone. Da 3 allenamenti sono passato a 6 mentre andavo a scuola, allenandomi anche la domenica, quando ho fatto questo passaggio sono migliorato notevolmente. Passando da 3 a 6 allenamenti c’era molto più tempo per lavorare e rifinire; il punto di svolta è stato proprio quello. Nel 2016, quando mi sono fatto male ad inizio anno per un problema leggero che però mi ha fatto stare fermo 5 mesi, mi sono poi ripreso e sono tornato più forte di prima e da lì è stata una crescita continua, seppur piccola a volte, ma costante di anno in anno.

Ho una domanda per te, proprio riguardante gli allenamenti, che mi ha girato Seb Ostrowicz della Weightlifting House che insieme a Glenn Pendlay trasmette il podcast più importante al mondo di pesistica, la domanda è: qual è la tua frequenza di allenamento adesso e come è cambiata durante la tua carriera?

Inizialmente ho iniziato con tre allenamenti a settimana alternando con la pallavolo, poi sono passato a sei ed era il massimo che potevo permettermi perché avevo rientro al pomeriggio a scuola un giorno ed arrivavo troppo stanco. In quarta superiore, facendo un istituto agrario, ho deciso di fare il quinto anno da privatista e quindi studiavo a casa per conto mio e lì sono passato agli allenamenti veri che sono due al giorno con la domenica di assoluto riposo. Dopo questo passaggio da tre a sei, quando sono entrato nell’esercito dove poi questo è diventato il mio lavoro, non avendo più la scuola, sono passato a due allenamenti al giorno.

Secondo te quali sono gli aspetti dell’alzata più importanti da curare?

A parer mio la pesistica può avere uno standard di movimento però, come dico sempre, la tecnica non deve essere bella ma deve essere funzionale. Poi se è anche bella ben venga però lo scopo principale di un’alzata, di una tecnica, è di essere funzionale. Per essere funzionale indubbiamente lo stacco e la linearità della tirata sono due aspetti fondamentali secondo me, la spinta è prettamente tecnica e c’è un grande lavoro sui dettagli a riguardo, ma stacco e tirata le considero le due cose fondamentali. Se riesci a staccare bene il carico e a tiralo bene poi l’arrivo in qualche modo lo riesci a gestire.

La mobilità si può migliorare o può rimanere un fattore vincolante per chi volesse fare il pesista?

Diciamo che io ho visto anche pesisti che sciogliendoli troppo non rendevano come rendevano prima, ma forse erano casi sporadici. La mobilità è un fattore fondamentale anche per prevenire infortuni quindi andrebbe sempre curata, molto utili a riguardo gli esercizi propriocettivi, i movimenti col bilanciere a vuoto e curati nel dettaglio. Quando invece vai a fare le alzate massimali o allenamenti pesanti questi aspetti sono curati relativamente perché quando sei con un 80, 90 % del tuo massimale non riesci a pensare a fare il movimento bene e a concludere anche l’alzata.

Ho un’altra domanda sempre pervenuta via Instagram, Daniele Lo Grasso ti chiede: segui un regime alimentare particolare?

Si, ovviamente io ho un nutrizionista che mi segue dal 2014 e che mi fa una dieta su misura per me in base a tutti i miei parametri e mirata per il mio fisico.

Visto che accennavi alle alzate massimali, durante l’anno, quante volte vengono allenate?

Dipende dal programma competitivo che hai, dipende dal tuo stato di forma. Ad esempio il mio massimale è 145 kg (di strappo) e l’anno scorso di alzate a 145 kg ne ho fatte 4 o 5 in un anno, gare comprese. È molto relativo, ma di alzate a 140 o poco più ne faccio spesso se non ogni settimana.

Finora quali sono state le difficoltà più grandi che hai dovuto superare?

 

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È sempre una difficoltà nel senso che è un piacere fare pesistica ma ci sono grandissimi sacrifici dietro, perché mantenere lo stato di forma sia fisico che soprattutto mentale, perché questo sport è uno sport psicologico, è molto difficile. Questo è uno sport dove anche se sei la persona più forte del mondo ma non hai testa, non vai da nessuna parte. Questo magari è valido per tutti gli sport, ma nella pesistica il fattore mentale incide veramente tanto. Devi pensare che ti butti sotto un carico elevato, il rischio di infortunio c’è seppur tenuto sotto controllo, da piccolo ad esempio ti insegnano a tenere la schiena nella posizione corretta e tutti gli accorgimenti per evitare di infortunarsi. Io ad esempio ho avuto solo un piccolo problemino alla schiena ma niente di grave. Mantenere il fattore psicologico e rimanere sempre sul pezzo la considero la cosa più difficile di questo sport. L’alimentazione può essere considerata un’altra cosa importante, io per fortuna non sono una persona molto golosa di dolci o altro e riesco ad attenermi alla dieta prescritta.

L’aspetto mentale nella gara: è una gara contro te stesso o contro gli altri?

Questo dipende dalla gara perché a livello di competizione internazionale con la testa devi pensare a te stesso e concentrarti a fondo. Se pensi a superare gli altri o pensi di superare quelli che hanno fatto più di te  allora ti esponi agli errori. Io in gara penso solo a me stesso, penso a non sbagliare che è la cosa fondamentale, c’è un rapporto di fiducia assoluta col mio tecnico di cui mi fido ciecamente e che sa le alzate che posso fare e che devo fare per raggiungere un determinato risultato. Anche se avessi già vinto con la seconda prova vado a fare la terza come se fosse necessaria per vincere. Oltretutto, essendoci poi lo slancio, più chili acquisisci nello strappo e meglio è. Quando vai a fare lo slancio è molto più complessa la cosa perché sei già stanco dallo strappo e quindi devi mantenere la concentrazione, scaldarti bene; il fattore gara è molto complesso a livello psicologico. Con la testa devi sempre stare concentrato e non perderti o distrarti. Per me poi quando vado a fare le gare nazionali, dove obbiettivamente non ho rivali, è una gara contro me stesso perché a volte faccio due alzate per vincere dato che magari vengo da una gara pesante, un europeo, e sono stanco e mi limito alle due prove. Ad inizio anno quando ci sono gli italiani senior cerco comunque di migliorarmi e quindi è una gara contro me stesso. Sembrerà strano ma è molto più difficile mantenere la concentrazione lì, che non hai rivali, che ad un europeo. Questo perché magari arrivo rilassato, con una sensazione di tranquillità e mantenere la concentrazione è molto difficile.

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Un ultima domanda su questo famosissimo video che ha fatto il giro del mondo: lo strappo lento, a cosa è funzionale nell’alzata come transfer?

Questo esercizio il mio allenatore dice che non l’ha inventato lui ma magari il mio video l’ha fatto un po’ conoscere alle persone che non lo conoscevano perché è un esercizio che noi facciamo da molto tempo. Diciamo che ti allena sulla linearità del movimento, a tenere alto il bilanciere, a distendere bene le gambe e a fare una tirata lineare in modo che quando vai a prendere il bilanciere sotto, oltre all’esplosività, riesci anche a controllarlo bene. Fare quel breve istante di pausa nella tirata, con un carico adeguato, serve per riuscire a controllare il movimento e il carico, saper padroneggiare al meglio il proprio corpo significa fare bei risultati in termini di chili. Non dimentichiamoci che la forza è un fattore che incide particolarmente però nel lo strappo, essendo un esercizio molto tecnico, la forza è relativa; se la tecnica no ce l’hai non vai da nessuna parte. Adesso in allenamento cerco sempre di rifinire nei dettagli e di concentrarmi sulle piccolezze che poi in gara, quando perdi il controllo, devi saper gestire.

Mirko è stato un onore poterti intervistare, grazie infinite.

Grazie a te, ciao!

 

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