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Intervista a Giulio Silvino

Ciao a tutti oggi siamo a Teramo in compagnia di Giulio Silvino, ciao Giulio!

Ciao.

Giulio è ex weightlifter con dieci titoli di campione italiano di categoria e prossimo atleta ai Games, per chi non lo conoscesse Giulio ha vinto due volte il Lift Off e questa è la sua seconda partecipazione ai Crossfit Games. Nella sua storia lui ha vinto due volte le Fall Series, ha vinto il Summer Slam, il Brixia Throwdown, secondo all’Italian Throwdown e alla Battlestar. Giulio come ci si prepara per una gara come i Games?

Diciamo che la cosa è lunga, il lavoro è partito già da tre o quattro anni fa quando abbiamo visto che c’erano le potenzialità per partecipare ad una gara di quel livello, abbiamo iniziato un percorso specifico con il mio coach Matteo Fuzzi che è quello che scrive la programmazione R2F.

Come si affronta tutta la varietà del Crossfit in preparazione di un evento di gara?

I Games non sono una gara come le altre. Fino ai Regionals è Crossfit, dai Regionals in poi diventa “fittest”, cioè il più in forma riesce a primeggiare. Bisogna allenarsi su molteplici aspetti, ad esempio noi quest’anno ci siamo concentrati sulla bici da strada e mountain bike, sulla corsa e sul nuoto, questo senza tralasciare i lavori specifici del Crossfit al box.

Ti capita di affrontare lavori di breathing work nella tua preparazione?

Si, ne abbiamo fatti di specifici con Guido Dapporto che è il nostro guru in questo ambito.

Fino qui quali sono, fra i tanti, i più bei ricordi della tua carriera?

Innanzitutto la qualificazione ai Games dello scorso anno, io Bernard Luzi e Marina Novelli siamo stati i primi italiani a qualificarci per i Games, quindi è stata una bella soddisfazione. Poi la partecipazione ai Games del 2017.

Come alleni la mobilità?

Io ho la fortuna di essere molto mobile di natura, poi venendo da uno sport  come il weightlifting dove le posizioni sono importantissime, sicuramente mi ha aiutato tanto.

Quanto weightlifing e Crossfit possono essere funzionali uno all’altro?

Il weightlifting fa parte di tantissimi workout del Crossfit e quindi va allenato. Secondo me è una delle cose più difficili da allenare nel Crossfit, per far arrivare un atleta ad un buon livello di pesistica ci vuole diverso tempo quindi bisogna lavorarci tanto.

Quali sono le qualità indispensabili per un atleta che volesse fare strada nel Crossfit?

Innanzitutto il talento è fra le qualità per riuscire ad emergere nelle gare. Ci vuole tanto tempo da impegnare nell’allenamento e un coach che sappia dare delle indicazioni mirate per ogni atleta.

Nella tua storia, l’influenza di tuo padre leggenda della pesistica italiana, quanto ti aiutato per diventare quello che sei oggi?

Io sono nato dentro una palestra e questo mi ha aiutato tantissimo. Non ho dovuto imparare la tecnica da nessuno; da piccolo guardando gli altri che si allenavano copiavo con il bastone e già gran parte del lavoro era fatto. Io sono partito da dove mio padre era arrivato, da una medaglia olimpionica, quindi sono partito da un livello abbastanza alto con tutta la sua esperienza alle spalle.

Chi sono i tuoi atleti di ispirazione o di riferimento al momento?

Mikko Salo perché è stato l’unico europeo a vincere ai Games e Froning perché è una leggenda, quando ho iniziato a fare Crossfit in qualsiasi pagina inerente al Crossfit che aprivo c’era Froning.

Il Crossfit è caratterizzato da cambiamenti e novità, come i nuovi standard per gli handstand push ups ad esempio, ti aspetti delle novità ai prossimi Games?

Dave Castro ha detto che il primo allenamento sarà una cosa mai vista quindi sicuramente ci saranno delle novità. Gli standard vengono aumentati di livello per cercare di dare anche nei video un’uniformità maggiore. Uno standard più severo è più difficile da aggirare anche nei video.

Secondo te un bravo atleta è anche una brava persona fuori dalle gare?

Se vuoi essere un atleta devi per forza, al di fuori del box, comportarti bene perché la vita da atleta non è solo fatta di quelle ore che passi nella palestra ma è l’intera giornata. Se io faccio 6 ore di allenamento al top ma non faccio il recupero necessario, non seguo un’alimentazione adatta o faccio bisbocce con gli amici poi non potrò essere al top.

Tu oltre la vita da atleta porti avanti anche un lavoro, come si gestiscono tutti questi impegni mantenendosi un atleta di alto livello?

Me lo chiedo anch’io. Faccio tantissime rinunce. Diciamo che fra lavoro, box e allenamento non ho tempo libero. L’unico tempo libero è quello che mi rimane per dormire.

In che cosa il Crossfit merita più attenzione da parte del pubblico?

Negli stati uniti e nel resto del mondo già gode di buona visibilità, in Italia sta cominciando ora ad averla. Ha tutti gli strumenti per aumentare questa visibilità, dietro c’è una multinazionale che studia costantemente per far aumentare il numero dei partecipanti e anche la visibilità di questo sport.

Una domanda per te da parte di Alexpiccolo97 su Instagram: quale è stata la tua gara più difficile?

I Games del 2017.

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Come mai?

Innanzitutto perché è stato il primo anno con il nuoto per i master e poi gli altri anni la gara era su 6 eventi in 3 giorni e nel 2017 è stata di 9 eventi in 4 giorni. È cambiato il format di gara e non eravamo preparati a 4 giorni di gara e abbiamo sofferto il cambio di format.

Da quel momento lì hai integrato maggiormente il nuoto nella tua programmazione?

Si, specialmente negli ultimi periodi. Nuoto 2 volte a settimana costantemente.

Ci sono delle tappe fondamentali nel tuo percorso di atleta?

Forse una tappa fondamentale per la pesistica  è stata entrare in Polizia col gruppo sportivo fiamme oro e da quel momento non ho dovuto più pensare ad un modo per vivere perché avevo lo stipendio della polizia e ho potuto concentrarmi sull’allenamento. Nel Crossfit la tappa fondamentale è stata il French throwdown, la prima gara che ho fatto. Lì ho capito che era un mondo fighissimo anche se venendo dalla pesistica e trovarmi ad affrontare workout di anche 12, 15, 20 minuti era dura, ma mi ha affascinato tantissimo.

Tu hai cominciato da giovanissimo, giusto?

Si, pesistica a 12 anni.

Ai quei tempi come la vivevi così giovane?

Per me era un gioco. In palestra c’erano i miei coetanei, c’era gente più grande e degli atleti top di riferimento come mio padre e altri olimpionici. Avevo sia gli stimoli che i riferimenti all’interno della mia palestra.

Come si lavora per tenersi lontano dagli infortuni?

Tenersi lontano dagli infortuni è difficilissimo, specialmente nel Crossfit che è un’attività multimodale dove si vanno ad allenare ambiti antitetici come i lavori di forza seguiti da lavori di resistenza. L’ideale sarebbe trovare il volume di lavoro adatto alla persona, ma spesso si eccede. Anche atleti che si conoscono bene, in una giornata di grazia eccedono col lavoro e il giorno successivo e quelli a seguire andando a sovraccaricare i volumi di lavoro e aumentano l’esposizione al rischio infortuni.

Ci si può allenare da soli o sempre meglio avere un allenatore e quanto tempo è giusto passare col proprio allenatore?

Allenarsi con un allenatore sarebbe la cosa ideale. Diciamo che per adesso in Italia non tutti hanno la fortuna di allenarsi con il coach che fa la programmazione e avere una persona che ti guarda dall’esterno è sempre la cosa ideale. Nella pesistica il rapporto è di tre atleti per allenatore durante la sessione di lavoro, gli atleti si avvicendano sul bilanciere e l’allenatore resta sempre fisso. Spesso le sensazioni che ha un  atleta non corrispondono a quello che esternamente vede un allenatore. Un coach riesce a guidarti, se ti conosce, ti sa fermare quando è il momento di fermarti e sa spronarti quando è il momento di andare avanti.

Come si allenano potenza e resistenza nel Crossfit?

Sono due lavori in antitesi dove uno va a contrastare l’altro. Per esperienza personale ho visto che, essendo io un atleta che viene dalla forza, pur allenando tanto l’aspetto della resistenza non ho perso i valori di forza. Quindi è fattibile. Logicamente ci vuole chi sa come dosare i lavori. Oppure può essere che io abbia un background o un bottom level abbastanza alto nei lavori di forza quindi posso permettermi di lavorare poco coi lavori di forza e tanto con i lavori di resistenza senza perdere terreno nei lavori di forza.

Il lavoro di forza fatto nel weightlifting quanto ti è servito per apprendere le skill di resistenza o gymnastic lontane dal weightlifting?

Per tutti i lavori alla sbarra o agli anelli i clean & jerk sono stati utilissimi perché il lavoro dell’anca è lo stesso, l’estensione dell’anca è la stessa. Soprattutto il non dover lavorare sugli esercizi del weightlifting mi ha permesso si poter progredire velocemente sulla ginnastica.

Secondo te chiunque può diventare un grande atleta o ci si nasce?

Il talento, sia fisico che mentale, è basilare come qualità.

Cosa è diventato oggi il “costantly varied” nel Crossfit?

È sempre costantemente variato però credo che rispetto al passato si stiano cercando cose più estreme come ad esempio la sprinter course dei Games dell’anno scorso. Era un circuito solo di abilità motoria.

Per te come è cambiato l’allenamento negli anni?

Si. All’inizio, nel 2014, ricordo c’era un workout formato da un lavoro di weightlifting, uno di gymnastic e un endurance. Adesso ci sono dei lavori in mixed modality che appunto uniscono lavori di weightlifting a lavori di resistenza e la preparazione si è evoluta tantissimo. Bisogna sempre stare al passo coi livelli che aumentano all’interno di questo sport. Per riuscire a reggere i volumi di una gara bisogna necessariamente aumentare i volumi di allenamento.

Che frequenza di allenamento sostieni tu mediamente?

5 volte a settimana, 3 ore al giorno in un’unica seduta.

Con che aspettative e stato d’animo va affrontata una gara?

In linea teorica bisogna andare più sereni possibile, con la testa sgombra da ogni pensiero e concentrati solo su quello che si deve fare, ma poi ognuno la affronta a modo suo. C’è chi si incupisce, c’è chi tira fuori la grinta, chi sembra addormentato. In linea di massima bisogna andare con la testa sgombra.

Tu come le affronti?

Io sono un tipo taciturno e riservato fino al 3, 2, 1, go.

Ascolti la musica?

No, non ascolto musica prima della competizione.

Il weightlifting può aver influito sul tuo modo di concentrarti?

Sicuramente si.

Hai progetti per il futuro nello sport?

Adesso sono concentrato sui Games, poi mi sono qualificato insieme a Bernard Luzi allo Swiss Alpine Battle e individualmente per la battaglia di Milano. Questi sono i progetti a breve termine poi vedremo.

Quali sono state all’inizio le skills più difficili da apprendere?

L’handstand walk, per il resto tutte difficili nella media.

Secondo te che esercizio accessorio credi abbia la maggiore trasferibilità all’alzata olimpica: una doppia di slancio da terra o uno slancio singolo dalle ginocchia?

Questo è un argomento complesso, consideriamo che nel weightlifting tutti gli esercizi accessori sono composti dall’esercizio primario. Anche l’attività neuro-muscolare è diversa, sono quindi esercizi che vanno lavorare su una parte specifica dell’alzata dove può essere carente l’atleta. Non sempre però questo vuol dire trasferire quello che faccio negli esercizi nella alzata olimpionica completa. Per progredire sull’alzata olimpionica completa bisogna fare l’alzata olimpionica completa.

Come è stata la prima volta ai Games invece? Quali sono state le emozioni e i pensieri quando ti ci sei trovato per la prima volta?

Sicuramente emozionante e frustrante. Frustrante perché ci siamo trovati con un format di gara diverso da quello degli altri anni e poi era tutto un po’ destabilizzante; il briefing alle 6:30 del amttino, il debriefing alle 8:30 di sera, tutto il giorno nell’area warmup, tra il warmup e il wod di gara passava mezz’ora in cui stavamo fermi perché ci trovavamo in isolamento. Sono state tutto cose un po’ destabilizzanti.

Adesso come lo affronti?

L’altr’anno era la prima volta e non sapevamo che funzionasse così, adesso lo sappiamo e ci siamo preparati. La mezz’ora nell’area warmup invece di aver paura di freddarsi, basta cercare di mantenere i battiti con qualche burpee, qualche squat e qualche push-up.

Che consigli o raccomandazioni ti sentiresti di dare a chi volesse diventare un atleta per competere ai Games?

Innanzitutto bisogna impostare tutta la preparazione per gli Open. Tralasciare tutte le gare intermedie e concentrarsi solo su quelle cinque settimane perché sono il primo passo di accesso ai Regionals. Bisogna concentrarsi sugli esercizi che escono per gli Open. Quest’anno, a differenza degli altri anni, Dave Castro ha introdotto anche l’handstand walk negli Open e quindi diventa sempre più difficile fare delle previsioni su quello che possa uscire.

Ultimamente sono cambiate le categorie di peso nella pesistica, che cosa comporta per i tuoi atleti?

Comporta che a livello olimpionico ci sono meno medaglie quindi probabilmente introdurranno qualche altro sport. A livello della mia palestra cambia che cambiando tutti i record italiani alcuni atleti qui dentro riusciranno a stabilire nuovi record italiani nelle proprie categorie. Poi si tira una linea più netta nella lotta al doping nella pesistica sulla linea di quello che veniva già fatto; i pesi in gara si sono abbassati e i nuovi record mondiali saranno più abbordabili.

Come va interpretato in un atleta ora se salire o scendere di peso dato che le categorie sono cambiate?

Bisogna vedere il peso di partenza ma volente o nolente bisogna prendere una decisione, se salire o scendere. Fino a 2 kg si scende, superati i 3 kg si opta per la categoria superiore.

Secondo te perché questo scarto così ampio?

Per fare meno categorie.

Come ti immagini i prossimi campionati del mondo o olimpiadi di pesistica?

Ci saranno tanti atleti che riescono ad essere competitivi a livello mondiale e internazionale ma che non riusciranno a gareggiare alle olimpiadi perché ad esempio la categoria 89 kg alle olimpiadi non c’è.

Giulio, grazie di aver accettato l’invito per l’intervista e in bocca al lupo per i Games.

Crepi il lupo!

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