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Il Lavoro duro batte il Talento – Andrea Croceri – Team Elite

Ciao a tutti. Nell’episodio di oggi siamo a Civitanova e siamo venuti a trovare il fondatore e proprietario del CrossFit Civitanova, head coach del Team Elite, Andrea Croceri. Ciao Andrea.

Ciao Andrea.

Non potevamo non passare da te per quanto riguarda il Crossfit. Ho letto questa frase quando sono entrato “Il lavoro duro batte il talento”.

Questa frase nasce un po’ dal mio passato. Io sono figlio d’arte, mio padre ha fatto le olimpiadi, io ero un atleta di Judo nelle fiamme oro. Sono stato nella nazionale Junior prima e in quella Senior poi e rispetto agli altri, geneticamente, anche la mia struttura ora è più imponente, ero più sfortunato. Questo perché quello che gli altri dovevano spendere in energie, per raggiungere un determinato risultato, a me costava il doppio. Diciamo che io non mi definisco un talento naturale. Se ho raggiunto quello che ho raggiunto è perché la mia forte disciplina e il mio tanto lavoro mi ha portato questi risultati. Ho riportato la mia esperienza di vita in questa frase, esibendola come prima frase di questo box, di questa palestra di Crossfit, tant’è vero che è ancora appesa al muro nel mio ufficio in una pagina del quotidiano dove compare quella figura di una persona che solleva un carico e questa frase, che mi rappresenta di più. Quindi: ” Il duro lavoro batte il talento”.

Il Crossfit è nato come una passione per te?

È Crossfit è nato da un ricordo: quando ero in nazionale junior nel 1994 e noi ci allenavamo al centro olimpico di Ostia con Vittoriano Romanacci prima, e poi Ezio Gamba dopo, c’è stato questo metodo innovativo portato nel Judo da questo signore: Vittoriano Romanacci è stato l’allenatore di Vincenzo Maenza che ha disputato quattro olimpiadi della lotta e ha portato la preparazione fisica nello sport da combattimento. Mi ricordo ancora il mio primo allenamento che consisteva di: un minuto on, un minuto off, AMRAP (massimo numero di ripetizioni) di girate al petto da sospensione, oggi chiamato nel Crossfit “hang power clean”, a 70 kg seguite da un EMOM di rope climb legless. Questo al centro olimpico di Ostia la prima volta che andai in ritiro con la nazionale. Anni dopo poi ho smesso e ho iniziato a pianificare il mio futuro e guardando un video su internet di un tizio di Milano, ho esclamato: “C***o, questo è quello che facevamo noi in nazionale!” Ho iniziato a praticare Crossfit per rimettermi in forma. Poi da lì ho pensato di studiarlo, poi ancora ho pensato di diventare allenatore e poi ancora ho cercato di trovare un posto dove allenarmi con i miei amici. Una volta trovato un posto in una zona potenzialmente valida, ci abbiamo investito un po’ di soldi ed è nato il primo box CrossFit Civitanova. Dopo due anni mi sono spostato in un capannone più grande ed oggi CrossFit Civitanova è il posto dove siamo e quello che vedi.

Tu oltre all’attività del Crossfit porti avanti anche un altro lavoro, giusto?

Si. Diciamo che io non centro per niente con quello che faccio per vivere e vorrei sfatare questo mito: tutti nel modo del CrossFit dicono che io abbia ereditato qualcosa dalla mia famiglia quando mio padre è un semplice impiegato statale, insegnante di educazione fisica e maestro di Judo e mia madre fa la casalinga. Tutti dicono che io abbia l’azienda di famiglia e che non lavori mai e sto sempre al box, invece io mi sono costruito anche lì, con “il duro lavoro batte il talento”, questa figura di venditore di materia prima per calzaturifici e pelletterie. Io vendo pellami nella zona e l’altra parte della mia giornata la dedico alla mia passione che è lo sport; nel Crossfit.

Vediamo noi tanti box che aprono e che chiudono, cosa serve come attività e come box per imporsi e per resistere nel tempo, secondo te?

Indubbiamente professionalità e competenza sono le prime due cose. Se segui una moda senza avere fondamenta dietro, prima o poi la gente si accorge che sei un venditore di fumo. Io ho sempre cercato di essere professionale e competente, educato con le persone, per dare questo servizio. Poi non è facile portare avanti un’impresa, i tempi sono duri, quindi se non fai risultati poi purtroppo chiudi. C’è anche una lotta oggi fra conoscenza e competenza. Dall’America viene questa frase di cui parlavo oggi con una ragazza che sta qui oggi a farci una consulenza su come portare avanti questo box, sulla comunicazione. E quindi io credo che essere competenti sia importante, ma prima ci vogliono delle fondamenta di conoscenza, senz’altro. Riguardo le fondamenta di conoscenza è difficile raggiungere livelli di eccellenza.

Questa parte di studio ti è servita anche per la preparazione atletica e l’allenamento o lo hai appreso dal campo?

Allora per studio io sono laureato in scienze motorie, è qualcosa in più ma che, chi sta nello sport, dovrebbe avere. Se ci mettiamo davanti ad atleta che è fatto di ossa e muscoli e un cervello, dobbiamo sapere come funziona un corpo umano. Un po’ come guidare la macchina, se la acceleri a freddo rovini il motore e devi saperlo. Allenare un atleta è simile e quindi avere delle fondamenta di anatomia e fisiologia è importante, magari non determinanti ma io per il discorso dell’eccellenza, cerco di fare tutto al meglio. Anche se non sempre ci riesco ma ci provo senz’altro. Per rispondere alla domanda, questi studi che ho fatto mi hanno aiutato tantissimo nell’allenare atleti e raggiungere risultati in tempi più brevi riducendo il margine di prove ed errori. Indirettamente e direttamente. Direttamente sbagliando ed imparando ed indirettamente cercando di evitare errori commessi da altri prima di te. Così è nato il Team Elite, da sempre mia passione, perché dentro di me ho sempre quella verve dell’atleta, dell’agonista e da lì sono usciti parecchi atleti. Qualcuno lo conoscete, diciamo che da questo box sono passati diversi atleti anche Regional athlete, atleti già forti che sono diventati eccellenti.

Giusto per ricordarlo adesso i prossimi fra i qualificati ai Regionals, gli atleti del Team Elite sono Michaela Palovà, Stefano di Francesco, Fabio Botteghi, tutti allenati da te, solo per citarne alcuni. Qual è la qualità di questi atleti competitor di alto livello che li differenzia da tutti gli altri?

Avere fiducia nel proprio maestro. Loro hanno fiducia in me e io ho pienamente fiducia in loro. il segreto principale è questo: costruire un rapporto non distruttivo ma costruttivo. Io non distruggo loro per poi salvarli, io costruisco loro, insieme al loro impegno, per renderli persone migliori, utili a loro stessi e a chi li circonda. Poi se fai esattamente il tuo lavoro con passione e disciplina, il risultato arriva.  Questo è stato il risultato principale (La qualificazione ai Regionals N.d.R.) e per me sono come dei “figli”. Si mira ogni giorno a migliorarsi, ci si mette in discussione ogni giorno, ci si scambia opinioni ogni giorno, io ascolto e mi adeguo di conseguenza in funzione di quello che serve per alzare l’asticella dei loro limiti.

il fatto che oltre alla preparazione atletica e la salute si curi anche l’aspetto educativo dell’atleta dipende dal Crossfit come stile di vita o è una scelta tua?

Io non so cosa fanno gli altri, sono molto impegnato dalle cose che faccio io e quindi sono un po’ “pigro” a cercare quello che gli altri fanno con questo sport. Io vengo dal Judo, il principio del Judo, detto in giapponese “Ji ta kyò ei”, significa: amicizia e mutua prosperità. Il fondatore del Judo aveva l’obbiettivo di creare un metodo di educazione fisica che poi sarebbe diventata disciplina olimpica nel 1960, ma già praticato dal 1910. L’obbiettivo di Jigorō Kanō è come quello di Greg Glassman oggi; formare un esercito di persone in salute in grado di produrre lavoro e utili per la società. Se uno è ammalato non può lavorare, se uno non ha etica va a rubare, non lavora. Il Judo sta alla disciplina attraverso questo metodo di combattimento come il livello di fitness sta al Crossfit, come questo metodo di allenamento per aumentare la forza e il condizionamento.

Quindi chi frequenta CrossFit Civitanova viene oltre che per il Team Elite e diventare competitor, anche per mantenere la salute?

Il mio box ha un ampio spettro di clienti a 360 gradi. Passano i competitor, passano le persone di passaggio perché ci conoscono e le persone del posto. Tutti sono appassionati di Crossfit ma a diversi livelli. Lo scopo principale del Crossfit è seguire il diagramma ufficiale e passare dalla malattia al wellness fitness attraverso un allenamento costantemente variato con esercizi funzionali ad alta intensità. Questo provoca la manipolazione nella direzione giusta delle cause o degli effetti della salute. Il Crossfit promuove l’aumento della densità ossea, controlla la glicemia, controlla il colesterolo, controlla, se fatto bene, l’indice di massa magra e massa grassa, il Body Mass Index, detto in inglese. Il rapporto che abbiamo nel nostro corpo tra grasso e muscoli. Tutto va nella direzione giusta se viene seguito da un corretto allenamento e da una corretta alimentazione. Queste variabili, la pressione arteriosa, glicemia, colesterolo, densità ossea e BMI sono le cause della malattia. Se non tengo sotto controllo questi parametri, il corpo si ammala. Un buon esercizio fisico salva dalla medicina. È l’obbiettivo del fondatore che in questo momento è molto impegnato per fare questa campagna contro gli zuccheri, contro la dieta ad alto indice glicemico. In America purtroppo è già così ma il junk food sta arrivando anche in Italia. Noi cerchiamo di aiutare le persone a stare in forma, cerchiamo di aiutare gli atleti a vincere le gare e cerchiamo di rendere un’ora piacevole a chi è di passaggio a CrossFit Civitanova. È una missione, cerchiamo di farlo bene e ogni giorno cerchiamo di migliorarci.

Nella programmazione degli atleti che fanno i competitor della fascia Elite, come viene gestita in funzione delle performance di gara, durante l’anno?

Come viene gestita è un po’ un segreto, non è che si può dire così in un podcast, perché il discorso è ampio e molto lungo. Posso dirti che io porto sempre ai miei atleti la mia esperienza personale, credo fermamente che un atleta possa raggiungere il picco di forma solo due volte l’anno. La mia programmazione verte per due volte l’anno attraverso il mesociclo di sei mesi, per arrivare a quell’appuntamento al top della forma. Abbiamo classificato tre atleti ai Regionals, forse uno anche ai games, un teen Niccolò Colli, stiamo aspettando l’email di conferma, sarebbe la prima volta per l’Italia a portare un teen ai Games. L’altra gara sono le Fall Series a dicembre. Sono distanti una dall’altra di sei mesi circa e quindi si riesce a modulare. Poi c’è uno spettro di atleti che vogliono fare la gara nazionale e altri atleti che seguono una gara all’estero che è il French Throwdown, gara nella quale parteciperemo quest’anno anche a squadre con Davide Marini e Leonardo Moglianetti. Gli appuntamenti a cui mi piace essere sono il French Throwdown, le Fall Series e i Regionals e Games, secondo me vale la pena seguirli.

La mobilità che importanza ha nel Crossfit e per i tuoi atleti?

Gli esercizi di mobilità mi hanno appassionato tantissimo sin dall’inizio perché essendo lottatore io non ero tanto mobile, quindi mi incuriosiva tantissimo come fare pistol squat ad una gamba, squat a stance stretta. La mobilità è fondamentale, l’ho approfondita ancora di più quando nel 2012 ho fatto un corso con Jami Tikkanen che oggi fa il mio stesso lavoro seguendo atleti di altissimo livello con la sua programmazione “The Training Plan”. Ho fatto un corso di mobility con lui a Londra e da lì ho cercato di studiare questa cosa nel campo, seguendo gli atleti, sperimentando gli esercizi appresi su di loro, con fisioterapisti ed osteopati. La mobilità è la chiave, seguita da una buona struttura muscolare che protegge le articolazioni. Un giusto equilibrio fra mobilità e stabilità. Un’articolazione deve essere allenata in tutte e due le direzioni, da una parte mobile e da una parte stabile. Se un’articolazione non è stabile, prima o poi, legamenti e tendini ne soffrono.

Per la programmazione degli atleti competitor, come gestiscono e si aiutano nelle “giornate no”.

Gli do una sberla (risate). Sono per il vecchio metodo. Gli atleti di alto livello sono un po’ come delle prime donne quindi è ci vuole tanta passione, tanto controllo. L’atleta vuole sempre stare al centro dell’attenzione e spesso si dimentica l’umiltà. Poi tutto torna indietro, quindi l’atleta umile è quello più longevo. Quello che spara troppo fa il fuoco di paglia, come diceva mio padre.

Dai qualche consiglio prima di affrontare la gara?

Ogni gara è una storia a sé, basta pensare che se facciamo il video di qualifica oggi o domani, il risultato non è lo stesso. Sono sempre disponibile con tutti i ragazzi del Team Elite quando devono fare un video di qualifica. Prima di una gara discutiamo su come affrontarla anche dal punto di vista dell’integrazione e dell’alimentazione, warmup generale e specifico, la tattica, la strategia, dove limare il secondo nel wod di qualifica. è un discorso talmente ampio che ogni workout ha la sua storia.

Come stai vicino agli atleti che segui nell’online coaching da distante?

La piattaforma ha una leaderboard giornaliera che viene aggiornata costantemente e da lì si possono vedere i risultati degli atleti, poi noi abbiamo un gruppo segreto su facebook, dove loro possono postare i video e io correggerli da remoto. Oppure semplicemente mi vengono a trovare che è la cosa che io preferisco di più. Il coach remoto online è una grandissima trovata perché riesci a raggiungere con un click tantissimi atleti però l’interpretazione dell’allenamento purtroppo è singolare. Almeno una volta ogni due mesi, se uno volesse fare l’atleta, deve venire a trovare il proprio maestro.

L’integrazione nell’allenamento, pre e post-workout, quand’è che diventa fondamentale?

Sempre. L’integrazione è quella cosa che fa parte dell’alimentazione quindi per prima cosa significa che un atleta non salta mai un allenamento, è disciplinato, fa il giusto warmup, fa il giusto defaticamento alla fine, segue i principi e regole di base per mantenere longevo il proprio corpo. Con un’alimentazione corretta si può raggiungere un ottimo livello poi si mette dietro la giusta integrazione. La giusta integrazione può riguardare la signora Pina che prende gli omega 3 come Fabio di Francesco o Michaela Palovà che prendono omega 3 amminoacidi, proteine, creatina, vitamine. L’integrazione va messa ad ogni livello se ognuno vuole migliorare la propria salute e il proprio corpo.

A chi viene al box le prime volte viene insegnato anche come gestirsi fuori dal box nel senso di alimentazione e riposo?

Certamente sì. Il riposo è fondamentale.

Qual è l’errore più grande che può commettere un coach?

Questa è una domanda che mi tocca il cuore perché io ho fatto parecchi errori. Il più grande errore di un coach in generale non te lo so dire. Direi il non ascoltare i propri atleti e non prendersi cura della loro salute. Se tiri sempre al massimo prima o poi li spacchi e non ce li hai più. Il mio errore più grande direi è stato quello di dare troppo a persone che poi non lo hanno riconosciuto.

Le soddisfazioni più grandi che finora hai vissuto in questo sport?

La soddisfazione più grande è stata il vedere un atleta che non sta più nel Team Elite, Andrea Barbotti, arrivare quasi secondo ai Regionals nel 2016 dopo un anno di allenamento. Vedere anche che ha preso la sua strada, sapeva già molto ma credo che da me abbia imparato qualcosa per poi trasportarlo nel suo programma di allenamento, perché anche lui ha creato il suo programma di allenamento, come anche altri ragazzi che sono passati qui. Da questo box sono nati altri box: CrossFit Agorà, CrossFit san Severino, Syndrome, CrossFit Porto Sant’Elpidio, quattro o cinque realtà, sono nate tre programmazioni e quindi io credo che fino a che mi copiano e sono ispiratore di qualcosa vuol dire che sono abbastanza bravo. Quando smetteranno di copiarmi o ispirarsi a me come modello, smetto. La soddisfazione più grossa è questa; essere un leader in quello che faccio e creare qualcosa che ti emoziona. Poi i risultati, se uno lavora nella giusta direzione, arrivano.

Gli atleti Elite come vivono l’approccio ad una gara?

Nel mio passato di atleta io ero un atleta molto emotivo e quando vivevo la gara la vivevo molto male, ero molto emozionato in gara. Ultimamente ho ridotto lo studio della tecnica e mi sono più dedicato al coaching e all’approccio mentale, di come sostenere un impegno. Può essere un esame universitario, una gara di Crossfit, io cerco di potenziare sempre il loro aspetto psicologico di fronte ad un appuntamento. Ogni atleta la vive a modo diverso. L’atleta è come una donna che va lisciata nel verso giusto, se la lisci contropelo facciamo dei danni.

Come si affronta la non specificità del Crossfit nella programmazione?

Questa è una bella domanda. Non so come allenano gli altri però io vorrei dire la mia dicendo che sono stato per tanti anni un atleta professionista e credo fermamente che il Crossfit negli anni è diventato talmente non specifico che è diventato quasi specifico. Non c’è niente di più allenante e condizionante del gesto specifico stesso dello sport specifico. Se vuoi vincere nel Judo, devi fare Judo, la preparazione atletica è un plus. Se vuoi fare il Crossfit e vincere le gare di Crossfit, devi sollevare 100 kg non con tre minuti di pausa come la regola del weightlifting impone, ma sotto fatica a 150 battiti. Io credo fermamente che il mio programma di allenamento è molto sport specifico. Se non sei solido è anche molto invasivo a livello strutturale. Questo un po’ è limite del coaching online, perché io non posso basare un allenamento conoscendo le proporzioni o i rapporti BMI e la solidità articolare di ogni atleta. Sta all’atleta intelligente che legge e contattarmi e dirmi “coach questo è troppo pesante per me, questo è poco pesante”. Ecco perché io ho formato tre livelli di fitness nel mio programma. C’è l’entry level che è per i ragazzi che vogliono approcciarsi al Crossfit e alle gare di Crossfit, un allenamento al giorno, cinque allenamenti a settimana, un ‘ora di allenamento. Poi c’è il general fisical prepareness meno sport specifico e più orientato allo strenght conditioning in generale, un allenamento al giorno per novanta minuti di allenamento e poi c’è lo special dove c’è il puro Crossfit. È il programma che segue Botteghi, Palovà e di Francesco, Litrenta. Un atleta che spero che parteciperà ai Games nell’età di 35+, colgo l’occasione per salutarlo perché è un amico e abbiamo un buon rapporto, è un caro ragazzo e voglio aiutarlo in quello che sta perseguendo. Per affrontare la non specificità ci vogliono le pa**e, ci vuole tanta costanza e poco lamento. Sempre lì, il duro lavoro batte il talento.

Poche parole, tanti fatti.

Esatto.

Negli atleti competitor di alti livelli c’è un’omogeneità distribuita fra tutte le skill o anche loro hanno qualche carenza?

Nel gergo tecnico si definisce un atleta come well-rounded quando raggiunge la completezza totale. Fabio Botteghi che ha 31 anni è più completo rispetto a Stefano di Francesco che ne ha 24 però Stefano dalla sua ha la giovinezza e Fabio l’esperienza. A differenza di Michaela Palovà che è un’atleta molto esperta che viene dall’atletica, molto disciplinata, si allena in maniera maniacale, a volte per magari lontananza e difficoltà nella comunicazione, perché lei saltuariamente viene in Italia dalla Repubblica Ceca, sta qui un paio di settimane ogni tre mesi. Adesso sta qui fino a quando non andremo ai Regionals e stiamo lavorando sulle sue lacune. Quindi il mio obbiettivo è formare gli atleti a 360 gradi, dal punto di vista della padronanza delle skill delle singole rep, all’alto volume, alla forza generale, forza massimale, forza resistente, la capacità aerobica, la mobilità articolare, la prevenzione di infortuni e l’aspetto mentale. Questo è quello che si descrive all’interno dello spider web, un cerchio dove si descrive ogni atleta un grafico a torta. Da questa poi, con quelli con cui lavoro in maniera individuale, cerco di andare a lavorare dove è carente l’atleta. Posso assicurarti che l’aspetto mentale è una carenza di tutti.

Potrebbe essere un aspetto nuovo su cui in futuro si lavorerà di più?

Sicuramente si. Perché quando vengono qua uno Stefano di Francesco, un Fabio Botteghi o una Michaela Palovà non mi metto lì a spiegargli uno snatch, loro lo fanno meglio di me, ma cerco di tirare fuori da loro il loro massimo potenziale.

Si usano tecniche tipo lo Yoga per lavorare sulla concentrazione?

No assolutamente no, quello che io faccio con loro è creare una necessità, un bisogno, per poi trovare il perché lo devono fare. Gli dico: “Fabio, Stefano, Michaela, se volete essere lì ai Regionals quest’anno, per prima cosa dovete volerlo al 100%, quindi lavorare ogni giorno in maniera maniacale, quasi come un serial killer. Ci si prepara anche un’ora prima per raggiungere il massimo durante l’allenamento. Dovete essere determinati e costanti che affrontare un allenamento deve essere quasi come un deja-vu.” Io dico sempre questa frase: devi essere talmente naturale cercare l’eccellenza, che quando siete lì sotto il massimo sforzo non dovete essere concentrati su cosa state facendo, sul come lo fate, ma dovete andare oltre. Per lanciare il cuore oltre l’ostacolo ci si prepara prima. Come Mennea che al traguardo allunga la spalla e ruba quel centesimo e arriva primo. Ogni ripetizione conta, ogni parola conta e l’approccio psicologico ad ogni situazione è fondamentale.

Che abitudini non si accompagnano assolutamente ad un atleta competitor?

Sicuramente l’andare a dormire tardi la sera, bere alcool, mangiare male, allenarsi senza fare riscaldamento, potrei fare un elenco molto lungo. L’etica che è quella cosa che fai quando gli altri non ti vedono è alla base della mia educazione. L’etica è fondamentale, faccio fatica ad esprimermi al meglio con persone che non hanno etica.

C’è differenza fra come viene vissuto il Crossfit in Italia e all’estero?

Qui possiamo parlare un’ora! In Italia siamo tutti prime donne, mi ci metto anche io, adesso lo faccio un po’ meno però all’estero è un’altra cosa. La gente è molto più concentrata su se stessa e a fare bene quello che fa senza guardare gli altri. Noi in Italia siamo un po’ più concentrati a guardare gli altri e a cercare di parlare male degli altri a nostro vantaggio, divide et impera. A me non piace. Mi piacerebbe molto invece condividere giornate di allenamento con altri allenatori in Italia come è già successo. Qui è venuto  John Christian Singleton, l’head coach fondatore del programma The Program, uno dei più seguiti in Europa, allenava Lukas Essingler e l’ha portato qui, Crossfit Games atlete, insieme a Jennifer Smith e a Jaqueline Dahlstrom che ha vinto quest’anno gli Open nella categoria femminile South Europe. Non capisco perché questo ragazzo inglese che vive in Spagna a Maiorca, è dovuto venire a Civitanova solo perché ci siamo incontrati a Dubai ad una gara di altissimo livello e abbiamo deciso di condividere una settimana di allenamenti con i nostri atleti qui dentro. Io invito con questo podcast anche tutti gli altri ragazzi in Italia che fanno il mio stesso lavoro; Matteo Fuzzi, Ernest Briganti, Lacee Kovacs ed altri, a creare momenti di riunione. Era bellissimo quando io facevo l’atleta e non vedevo l’ora di andare a Mittersill in Austria in una palestra alta due metri in cui c’era talmente tanta umidità e vapore perché c’era tanto calore umano, che gocciolava il soffitto. Creare questi momenti nel Crossfit manca. Glia atleti di alto livello dovrebbero incontrarsi più spesso, allenarsi insieme, i coach di alto livello si dovrebbero incontrare più spesso senza avere la paura di confrontarsi. Io invito tutti a farlo.

Invito tutti gli ascoltatori a venirti a trovare qui a Civitanova in questo bellissimo box che merita tantissimo, sia per conoscere te che i tutti i tuoi atleti. Grazie di essere stato con noi!

Grazie a te Andrea. Ciao!

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