podcasts

Crossfit, gare e insegnamento – Matteo Principi

Sono molto felice oggi di avere qui con noi Matteo Principi. Matteo è un istruttore e competitor di Crossfit, lui è partito come carriera sportiva da calciatore, come più o meno tutti in Italia, da ragazzino fino ad oggi, ha fatto anche Judo, Muay Thai, col calcio si è spinto veramente ovunque, vincendo campionati regionali, presenze in promozione, fino alla rappresentativa regionale ed anche alla serie B. Poi nel 2013 conosce il Crossfit, Matteo è istruttore certificato di livello 1 e 2 in più ha varie specializzazioni con coach di importanza nazionale e mondiale, e ha gareggiato in tantissime competizioni del Crossfit, ciao Matteo! 

Ciao Andrea, ciao a tutti. 

Allora, visto che tu sei sia istruttore che competitor, che differenza c’è fra i WOD da gara rispetto ai WOD da allenamento?  

Diciamo che, in generale, possiamo dire che sono sostanzialmente alla pari, quello che cambia ovviamente è che nel WOD di gara incide la stanchezza, la fatica, che viene dal WOD precedente e questo ovviamente non avviene in allenamento dove c’è una sessione e si hanno dei lavori che possono essere di forza e poi di condizionamento, etc, e tutto si svolge al massimo, mediamente, nell’arco di un paio di ore al giorno parlando di una sessione sola, o nel caso di atleti che si allenano di più, di un paio di sessioni comunque divise fra lavori di forza, piuttosto che di condizionamento, e mattina piuttosto che pomeriggio. 

Essere un atleta competitor aggiunge qualcosa all’essere istruttore? 

Sicuramente è un valore aggiunto notevole quando comunque entra in gioco tutto il discorso della consapevolezza di quello che accade all’interno di un WOD. Quello che può essere la fatica, quando sopraggiunge e un esercizio piuttosto che un altro cosa comporta associato a un lavoro di forza piuttosto che ad un lavoro mono strutturale, quindi comunque nell’affrontare una classe diciamo che volendo si può portare un bagaglio personale per indicare ai ragazzi come affrontare l’allenamento nel migliore dei modi per perseguire il risultato ottimale che è stato pensato per quel tipo di lavoro. 

Sempre riferito alle gare, tu che consigli daresti a chi magari fa la prima gara? 

Sicuramente di non avere grosse aspettative perché poi comunque negli ultimi anni soprattutto il panorama del Crossfit è cresciuto tantissimo di livello perché ovviamente come tutte le nuove cose questo è uno sport recente e quindi è soggetto a innovazioni molto frequenti e ad un bacino d’utenza che si sta ampliando sempre di più quindi ad una preparazione sempre maggiore nonché al fatto che comunque sempre più ragazzi in età giovane iniziano a praticare questo sport. E che quindi di conseguenza poi dopo si ritrovano ai 20, 22 anni che sono veramente molto preparati e completi e quindi forti. 

Le gare di Crossfit, le competizioni, sono per tutti? 

Allora le competizioni in realtà no, cioè rispetto al Crossfit in sé che comunque viene sponsorizzato come sport per tutti e all’atto pratico lo è, perché per esempio se pensiamo al calcio, non tutti quelli che giocano a calcio giocano in serie A ma ci sono anche quelli che organizzano la partitella fra amici infrasettimanale e quindi giocano per divertimento. Per il Crossfit vale lo stesso, è uno sport che viene praticato principalmente per stare bene a 360 gradi a livello fisico, può essere praticato da tutti, come sport mirato al benessere fisico, quando poi ovviamente si entra nel discorso competizione, come in tutti gli altri sport, poi la questione cambia un pochino, ecco. 

È un po’ più selettivo? 

È un po’ più selettivo proprio perché ultimamente è cresciuto molto. Cioè all’inizio tutti quelli che si sono approcciati al Crossfit potenzialmente potevano fare gare e facevano gare perché ancora era una cosa totalmente in via di sviluppo. Adesso c’è molta più preparazione e conoscenza e consapevolezza quindi si, assolutamente direi che è molto più selettivo. 

ICrossfit, rispetto agli altri sport, in cosa si differenzia? 

Il Crossfit diciamo che è per definizione “lo sport degli sport”, nel senso che racchiude in sé varie componenti di vari sport e non è assolutamente uno sport specifico. Quindi chi pratica Crossfit ha un buon livello ed è un atleta abbastanza completo, è abile e capace di praticare tanti sport senza essere specializzato in nessuno, come ad esempio abbiamo elementi di ginnastica, avrò un atleta che è molto bravo in ginnastica ma non è un ginnasta, quindi se lo paragono ad un ginnasta sicuramente non sarà allo stesso livello ma se invece lo paragono al ginnasta in tutta un’altra serie di elementi sarà sicuramente superiore. 

Riguardo quello che dicevi prima sul workout da gara e d’allenamento, cosa li differenzia anche sotto il punto di vista di quello che si va a cercare nell’allenamento di tutti i giorni, della classe, o quando uno comincia a voler competere nelle gare? 

Questa è una differenziazione che è doveroso fare ed è molto importante perché comunque, tornando al concetto di benessere fisico a 360 gradi, ovviamente il Crossfit nell’ambito di una classe viene fatto appunto principalmente per stare meglio, quindi essendo un sport fatto di movimenti funzionali, facendo un esempio molto pratico io nella classe aiuto la signora anziana a migliorare magari la sua resistenza nel portare le buste della spesa piuttosto che nel sollevare un carico da terra e spostarlo, quindi oltre al pensare ad un allenamento che provochi un benessere fisico ovviamente ci sono tutta una serie di fattori tra cui il primo è la scalabilità, che poi il Crossfit è anche molto conosciuto e se ne parla molto per questo famoso principio di scalabilità, dove ognuno ha un livello e tutti i lavori che vengono proposti hanno un livello di adattabilità al singolo. Quindi ad esempio parlando molto semplicemente di un carico, se io devo fare un movimento con 100 kg di peso ho affianco a me un’altra persona che con 100 kg di peso non riesce a farlo, lo farà con un peso inferiore di x chili che però gli permette di fare lo stesso movimento e questo viene rapportato anche a tutti i discorsi legati all’intensità, dove ognuno comunque sia lavora mantenendo un’intensità relativa a sé stesso. Quando invece parliamo di gare ovviamente ci sono degli standard da rispettare e in quel caso i miei 100 kg di peso saranno categoricamente riportati a tutti quanti, quindi ci sarà la persona che fa più fatica a sollevare che andrà in difficoltà, però per contro magari quando poi andremo a fare, sempre parlando di esempi, i 100 metri sarà più avvantaggiato perché ha una velocità maggiore piuttosto che sarà meno affannato perché ha un condizionamento maggiore. In quel caso, dovendo rispettare delle regole e avendo dei parametri che devono essere misurabili per tutti e quantificabili per avere appunto un risultato paragonabile a tutti quanti, sulla base di cui poi verrà fatto un punteggio, una classifica e via dicendo, allora lì tutti fanno lo stesso tipo di lavoro nello stesso dominio di tempo con lo stesso carico etc. 

Appunto riguardo la preparazione atletica, e il Crossfit ha una miriade di skills e tecniche diverse, come si affronta questo tipo di preparazione su un atleta così ampia, così vasta? 

Ci sono una miriade di movimenti da imparare e soprattutto da perfezionare che vanno dalla ginnastica al sollevamento e anche al condizionamento perché ad esempio se pensiamo alla semplice corsa comunque sia, Crossfit ha un corso di specializzazione dedicato alla postura da tenere nella corsa, quindi tutto è curato nel minimo dettaglio, tutto è importante e nel caso di un atleta di alto livello tendenzialmente i coach lavorano su quelle che sono sue debolezze principali, quindi: lavorerò per mantenere tutte le mie caratteristiche e le mie abilità che sono già consolidate ma sicuramente, vista la vasta scala di esercizi e tutti i vari sport che abbraccia il Crossfit, avrò delle carenze che possono essere di resistenza alla fatica, che possono essere di peso riguardo il sollevamento o che possono essere di movimenti particolari della ginnastica come potrebbe essere una camminata in verticale, allora in quel caso lì vado a curare lo specifico lavoro facendo degli esercizi mirati. 

Per quello che riguarda la mobilità e lo stretching, che cura gli dai tu nella tua preparazione d’atleta? 

La mobilità è la base indiscutibile di tutto quanto. È la chiave di tutto. Se riesco ad essere mobile riesco anche ad essere forte e diciamo che nella mia giornata di allenamento io principalmente parto con lavori di mobilità e di allungamento che occupano, quando riesco, anche un 40, 45 minuti di lavoro prima di iniziare l’allenamento. 

Secondo te competitor nelle gare ci può diventare chiunque o in certo senso un po’ predisposti bisogna esserci? 

Dunque, dipende sempre da cosa si intende per competitor e da che tipo di livello di competitor si ambisce, nel senso che, ad oggi sono state introdotte diverse categorie ma quando questo sport è nato c’era una categoria unica, quindi venivano date una serie di informazioni sulla gara chiamati standard dove, per partecipare a quella determinata gara era necessario avere almeno 100 kg di strappo piuttosto che 150 kg di dedlift , piuttosto che quella abilità della ginnastica (la camminata in verticale, etc..). Ad oggi, per permettere un po’ a tutti di approcciarsi a questo sport e soprattutto dal punto di vista delle gare sono state introdotte delle categorie, cioè la categoria scalata dove appunto vengono abbassati i carichi massimali e vengono tagliate fuori determinate skill, che sono quelle più impegnative come ad esempio, sempre tornando lì, la camminata in verticale piuttosto che un muscle up agli anelli.
Sono state introdotte da poco ulteriori sottocategorie, qualcuno le chiama beginner, qualcuno le chiama in altro modo, dove vengono proposti esercizi di livello base, del tipo; non conosco il Crossfit, mi piace, inizio a praticarlo, faccio le classi, ho una infarinata di base di qualche movimento, ho sicuramente i carichi bassi quindi ho la gara adeguata al mi livello, cioè elementi base della ginnastica, carichi bassi, e quindi comunque sia si sta diciamo ampliando un po’ il ventaglio delle categorie. 

Questo un po’ per permettere a tutti di fare una gara o per cercare di spingere ognuno piuttosto che solo su un livello di mantenimento di salute, anche un po’ ad alzare un po’ l’asticella o ambire a qualche performance migliore? 

Diciamo che già di per sé l’asticella si è alzata molto, al punto che ad esempio la categoria degli scalati, che una volta era una categoria di atleti che non avevano tutte le abilità necessarie per affrontare una categoria Rx, adesso è cresciuta molto di livello al punto che ci sono ragazzi veramente completi e veramente forti, che magari mancano un po’ di carichi a livello di pesistica ma sicuramente son molto forti a livello di condizionamento e anche per tutto quello che riguarda il corpo libero, quindi la ginnastica. Questo anche perché la categoria Rx, che prima era la categoria principale, comunque si sta spostando sempre più verso un livello veramente alto e quindi non tutti diciamo riescono a sostenerla e in quel caso parliamo, nella maggior parte, di atleti che comunque sia tendenzialmente fanno solo quello. 

Tu quindi nel tempo, seguendo il Crossfit da tutti questi anni, questa differenza l’hai vista nei numeri diciamo di persone o nel livello di qualità sportiva / atletica? 

In realtà in entrambi, perché comunque sia è cresciuto tantissimo il numero di persone che si approcciano alle gare soprattutto alle qualifiche, perché poi in realtà nelle gare oltre ad aggiungere le ipotetiche categorie, comunque viene dato un numero fisso di atleti partecipanti in quella data categoria. Però c’è stato un incremento abbastanza sostanziale di atleti che approcciano la qualifica per tentare di entrare in gara, c’è stato un aumento di categorie per permettere a più atleti di più livelli, di poter gareggiare e c’è stato anche un aumento della performance abbastanza consistente.  

 

Tu recentemente vieni da un secondo posto alle Fall Series, dove avete gareggiato come team, ti volevo chiedere: che ricordi o che momenti sportivi hai legati al Crossfit fra quelli più belli o che ti hanno motivato di più? 

Sicuramente la prima gara che ho fatto, che è stata appunto proprio le Fall Series e quella l’ho affrontata come individual perché poi al tempo ancora venivano fatte poche gare a team. Quella è stata un’esperienza che mi ha abbastanza diciamo spronato ad investire un po’ di più e a cercare di aumentare la mia performance ed allenarmi con più voglia perché comunque confrontarsi con persone da tutta Italia o anche fuori Italia, è sempre una cosa che ti dà motivazione, ti fa capire il tuo livello generale non all’interno del tuo box ma comunque in un territorio abbastanza vasto. Sicuramente è stata una grossa motivazione questa, da lì poi sono seguite tutta un’altra serie di gare tra cui una anche a Cipro e quindi andando fuori dall’Italia, è stato poi bello vincere l’estate scorsa il Summer Slam, punto primo perché comunque è stata una gara a team dove abbiamo dato veramente tutti tanto, secondo poi perché comunque l’ho fatta col ragazzo che lavora da sempre con me e con cui ho iniziato questa esperienza e con cui porto avanti da sempre il discorso del Crossfit che è David, e con cui condivido tutte le mie giornate al box; classi, allenamenti, e quant’altro. Quella è stata veramente una bella gara. Alle Fall Series purtroppo siamo stati in un certo senso sfortunati, perché comunque abbiamo perso veramente per una manciata di punti che ci siamo giocati comunque nel corso dei Wod per delle piccole disattenzioni o dei piccoli errori di valutazione che abbiamo fatto, però è stata comunque una bellissima esperienza e tra l’altro Fall Series è ad oggi credo la più importante gara a livello italiano che comprende anche molti atleti che provengono da fuori Italia, anche atleti di livello internazionale che hanno partecipato ai Regional, quindi comunque ha una risonanza abbastanza forte sul territorio italiano. 

Io immagino che la preparazione atletica per la gara, anche per le classi, etc. diventi dopo un po’ uno stile di vita perché immagino quanto sia ampia: come si gestisce uno come te tra vita privata, lavoro e tutto il resto? Altre classi, altri allenamenti,  

(Risata) In realtà di tutto il resto c’è ben poco perché comunque in realtà c’è ben poco di vita privata, nel senso che: sveglia alle 05:30, colazione, preparazione di pasti e di varie ed eventuali, alle 07:00 la classe e poi da lì si va avanti ad oltranza tra classi, allenamenti, altre classi, altri allenamenti, qualche lezione privata, si arriva fino a sera e poi la sera si torna a casa, cena e quant’altro e tendenzialmente si è talmente stanchi, o si fa già talmente tardi, che resta ben poco da fare. Nel fine settimana si programma la settimana per le classi, si preparano le cose necessarie che non si riescono a preparare in settimana, fermo restando che anche il sabato e la domenica facciamo le classi, perciò comunque sia in realtà il tempo libero effettivo che resta è veramente poco. Diciamo che principalmente la vita si svolge tutta o quasi dentro il box. Perciò si, stile di vita assolutamente importante, alimentazione importantissima perché supporta l’allenamento, riposo importantissimo perché influisce molto sull’allenamento, amicizie e conoscenze tutte legate al box perché poi di fatto il box diventa per noi una seconda casa se non una prima e per i ragazzi diventa quasi una seconda casa e cresce il rapporto che c’è coi ragazzi e quindi si tende a frequentare molto il box e ad interfacciarsi con gli altri e frequentare proprio gli altri anche al di fuori del box, quelle poche volte che si riesce. 

Riguardo gli infortuni invece, che a uno possono capitare mentre si allena, ci si può allenare intorno agli infortuni? C’è qualcosa che si può fare, come si gestiscono? 

Dunque, l’infortunio sicuramente è sempre una cosa molto spiacevole soprattutto magari quando ci si sta preparando per una gara però purtroppo c’è e va affrontato, si può lavorare intorno all’infortunio? Si, nel senso che magari in base magari al tipo di infortunio si può approfittare per andare a lavorare su delle carenze che siano a livello muscolare piuttosto che a livello metabolico se magari ho modo di lavorare sul vogatore piuttosto che bike o corsa. Si fanno degli esercizi sostitutivi o degli esercizi specifici che magari sono un po’ più isolati e quindi non vanno a coinvolgere la zona interessata dell’infortunio, tendenzialmente, essendo il volume di lavoro abbastanza elevato e il livello degli allenamenti abbastanza intenso e comunque ci si allena tutti i giorni diciamo che la piccola infiammazione a livello tendineo piuttosto che articolare, il piccolo dolore, il piccolo fastidio, è quotidiano, ci sono sempre. Bisogna un po’ imparare a conviverci, bisogna un po’ capire come principalmente evitarli, quindi prevenirli, per esempio tutto il discorso che facevamo prima relativo alla mobilità è una cosa importantissima per prevenire infortuni e anche infiammazioni articolari perché comunque dove c’è un grado di mobilità ridotto in un’articolazione c’è un coinvolgimento maggiore a livello di sforzo e sovraccarico tendineo.  

Io ho visto degli atleti riscaldarsi tantissimo tempo e altri invece riscaldarsi pochissimo, tu il riscaldamento prima di un workout o una gara come te lo gestisci? Lungo, corto, su cosa ti orienti? 

Dipende un po’ dal tipo di gara, nel senso che ho avuto esperienze in gara dove c’era pochissimo tempo tra un workout e l’altro, anche nell’ordine di un’ora e ho avuto esperienze in gara, come ad esempio le ultime Fall Series, dove c’era un tempo di intermezzo tra un workout e l’altro che arrivava anche a 4 ore. In quel caso lì è un po’ come ricominciare da zero, mentre invece nel caso di sessioni più ravvicinate diciamo che facendo un buon lavoro di mobilità alla mattina prima del primo workout e ovviamente in base al tipo di workout che viene affrontato di volta in volta, tendenzialmente il riscaldamento diventa un riscaldamento specifico mirato al workout e non c’è più un riscaldamento generale piuttosto che un particolare lavoro di mobilità, che poi, una volta che ti sei messo in moto e hai scaldato bene tutte le articolazioni, diciamo che nella giornata sei abbastanza a posto, ecco. 

 

A post shared by @artedelbilanciere on

Senti Matteo, nella preparazione atletica tua per quello che riguarda le alzate di snatch e clean jerk, come le alleni in funzione del Crossfit? 

Sicuramente l’elemento che si associa molto a quello della pesistica è relativo all’alzata massimale, quindi periodicamente magari si fanno lavori mirati al trovare un carico massimale così come a volte capita anche in gara di avere il workout tale per cui è richiesta un’alzata massimale di un gesto che può essere lo snatch o il semplice clean o un clean & jerk, e via dicendo. Nel caso del Crossfit sicuramente, mettendolo a confronto con la pesistica, una differenza potrebbe essere il numero delle ripetizioni e il fatto che le ripetizioni non sono necessariamente delle singole. Per esempio nella pesistica io comunque vado in pedana faccio uno strappo, che è uno snatch e ho finito lì, quindi nel momento in cui riesco a distendere e a completare la ripetizione, il bilanciere lo lascio e sono a posto così. Potrebbe capitare in un allenamento, piuttosto che in una gara, che vengano richiesti 5 snatch piuttosto che 10 snatch, vero è che potrei affrontarli tutti in maniera singola, ma vero è che potrei affrontarli tutti consecutivamente senza mai lasciare il bilanciere con una tecnica che viene chiamata ‘touch and go’, quindi in quel caso è richiesto uno sforzo maggiore nel gestire anche la fase negativa del movimento e cioè nel riportare il bilanciere dalla massima estensione fino a terra e poi ripartire subito per un’altra ripetizione, quindi c’è anche molta coordinazione a livello neuro-muscolare. In base a questo, ovviamente, l’allenamento si differenzia perché comunque potremmo avere dei cicli dove facciamo 10 ripetizioni consecutive e poi magari scaliamo a 8 aumentando il peso.
In alcuni casi il lavoro è specificato quindi devo obbligatoriamente lavorare senza mai lasciare il bilanciere e quindi fare un lavoro di perfezionamento della tecnica al bilanciere, in altri casi posso scegliere se eseguire il movimento in maniera singola o associarlo a più ripetizioni. 

Legate una all’altra. 

Legate una all’altra, esatto. Comunque generalmente il tipo di preparazione rispetto alla pesistica è un po’ diverso insomma. Un altro elemento che è molto importante nel Crossfit e che differisce dalla pesistica è il set-up iniziale o finale di mani e piedi in relazione alle varie alzate. Nel senso che per esempio, sempre parlando di uno snatch, se devo fare un’alzata massimale avrò un set-up di mani e piedi molto simile a quello della pesistica perché comunque mi concentro su un’alzata, mentre invece nel caso di ripetizioni multiple e del touch and go di cui parlavamo prima, potrei avere un set-up diverso dei piedi o delle mani perché magari sono facilitato nel riportare il bilanciere a terra piuttosto che riportarlo sopra la testa. 

Quindi è in funzione anche di come uno se la vuole gestire? 

La cosa molto bella del Crossfit è che comunque un esercizio può essere fatto in svariati modi in funzione del lavoro che deve essere fatto piuttosto che, inserendolo nel contesto di un workout, in funzione di quello che c’è prima o c’è dopo. Nel caso di un ground to overhead, dove ad esempio porto il bilanciere da terra a sopra la testa, se dopo ho un lavoro come potrebbe essere l’handstand push-up, dove devo spingermi in verticale utilizzando molto le spalle, potrei decidere piuttosto che fare un clean & jerk, anche lì compatibilmente con il peso, di fare uno snatch perché in quel modo arrivo direttamente col braccio teso sopra la testa e quindi limito lo sforzo delle spalle. 

Queste scelte in gara le concerti con il preparatore atletico o è un ambito dove hai libertà di azione e sperimenti un po’ a seconda dei gusti tuoi? 

A volte si a volte no. Sicuramente c’è sempre un confronto tra compagni di gara, nel caso di un team, per programmare bene il workout, c’è sempre un confronto tra compagni di gara anche nel caso in cui venga affrontata in maniera individuale perché comunque sia si chiacchiera in area warm-up soprattutto tra conoscenti diciamo. “Come l’hai fatto?” nel caso di un atleta che l’ha già fatto. “Come lo faresti?” Nel caso di un atleta che lo deve ancora fare o “Come lo affrontiamo?” Nel caso di un atleta che magari parte nella tua stessa batteria. Improvvisare tendenzialmente no nel senso che sapendo quello che devo andare a fare, cerco sempre di ragionare e studiare per affrontarlo al meglio e quindi capire dove magari tagliare secondi di transizione, dove accelerare, dove rallentare o, nel caso di un movimento, come plasmarlo in funzione del workout. 

Non so se c’è discrepanza fra quello che uno pianifica e poi quello che uno fa in gara. 

A volte si perché poi comunque capita sempre l’imprevisto, capita che magari sei forte su una cosa però non prevedi che, avendo fatto un altro workout prima, hai un particolare risentimento e quindi magari nel caso della presa se ho un lavoro parecchio lungo alla sbarra sono magari forte però vengo da un workout dove ho fatto tanto lavoro di bilanciere quindi la presa ha sofferto. Perciò magari programmo di attaccarmi alla sbarra e fare x ripetizioni di quell’esercizio, perché so che riesco a farle, mi capita di trovarmi lì e non riuscire a farle. Quindi poi cambia un po’ la strategia del workout e va tutto riadattato in base a. 

Questa cosa in gara, quando succede, ti destabilizza oppure è una cosa con cui uno deve fare i conti normalmente? 

Destabilizza fortunatamente no, nel senso che per fortuna non mi è mai capitato di andare nel panico o di non sapere cosa fare, semplicemente bisogna avere la prontezza di cambiare un po’ strategia e, appunto, sono cose che vanno sempre messe in conto. Non le puoi sapere però devi sapere che può accadere. 

Come ci si prepara per questi imprevisti? Con la preparazione normale? 

Si, con la preparazione normale, diciamo che poi vivendole tutti i giorni, allenandosi tutti i giorni, si acquista quella consapevolezza e quella sensazione tale per cui quando poi arriva il momento uno riesce a capire se fare o non fare, quanto fare, etc. Laddove questa cosa non succede c’è comunque il coach che, a seconda di quanto personalmente segue l’atleta, lo conosce, sa dove va in difficoltà e quindi lo sa consigliare sul come affrontare un workout nel migliore dei modi. 

Matteo, che pregiudizi ci sono, se ci sono, sul Crossfit da parte di chi non lo conosce o chi lo vede da fuori? 

Purtroppo ci sono e purtroppo ce ne sono tanti, questo perché comunque c’è una visione distorta di quello che è il Crossfit ed è stata data nel tempo una chiave di lettura sbagliata di quello che è il Crossfit. Tendenzialmente tutti quelli che sentono parlare di Crossfit e non lo conoscono vanno a fare la classica ricerca su Google piuttosto che su Youtube e scrivendo ‘Crossfit’ vengono fuori video di atleti che sono atleti e che gareggiano per la maggior parte a livello mondiale e quindi come tale, questa cosa, vedendo delle performance di professionisti, spaventa un po’. Soprattutto le ragazze che vedono ragazze o donne particolarmente muscolose fare cose che non sono tendenzialmente da tutti i giorni o da signorine, si spaventano molto quindi c’è un po’ questo concetto legato al Crossfit come un qualcosa di un po’ eccessivo o come uno sport dove ci si fa male e che è pericoloso, in realtà, riassumendo un po’ tutto quello che abbiamo detto legato al discorso di mobilità, forza, etc., il Crossfit, se fatto in modo corretto, se insegnato in modo corretto, credo che sia attualmente il miglior sport che ci sia a livello mondiale. Questo perché associa tante caratteristiche diverse, richiede tante abilità diverse e quindi è molto completo e genera uno stato di benessere generale molto alto rispetto ad altri sport. C’è dietro tanto lavoro legato all’allungamento, alla mobilità come dicevamo prima, quindi ad esempio tornando al famoso discorso della ricerca su Google piuttosto che su Youtube, troverò atleti di 90 kg, enormi, muscolosissimi, ma se poi mi soffermo a guardare quello che fanno mi rendo conto che hanno una mobilità pazzesca, questo perché dietro c’è un lavoro notevole. Quindi non solo potenza muscolare ma anche tanta elasticità muscolare e tanta mobilità articolare. Questa cosa, se ci andiamo a fare un ragionamento sopra, è sicuramente legata a strappi, infortuni e quant’altro. Più sono mobile e meno sarò soggetto a infiammazioni tendinee, più sono elastico a livello muscolare e meno sarò soggetto a strappi e quant’altro, questo per quanto riguarda il discorso sicurezza. Per quanto riguarda il discorso di attività sportiva in generale è ovvio che se tutti quelli che giocano a calcio nella categoria provinciale guardassero i video di calciatori di serie A o dei calciatori della nazionale, nessuno giocherebbe più a calcio a livello amatoriale. E questo è un po’ lo stesso concetto, se tutti guardassero i video di atleti di livello mondiale pensando di poter raggiungere quel livello nessuno farebbe più nulla. Mentre invece il Crossfit va affrontato come uno sport che ci aiuta a migliorare l’approccio nella vita quotidiana e che è una prevenzione a tutto quello che succede nella vita quotidiana che può generare un infortunio o un dolore di qualsiasi tipo, per esempio pensiamo al classico mal di schiena che nella maggior parte dei casi è dovuto a uno scarso tono muscolare di tutti i muscoli che sorreggono la parte della colonna, quindi i lombari, i paravertebrali, l’addome, etc. Molta gente dopo aver iniziato Crossfit, a distanza di poco tempo, migliora la sua condizione e quindi per esempio questi dolori alla schiena come per magia spariscono.  

Quindi parliamo del Crossfit  come, anche e soprattutto  per chi lo vuole, funzionale al mantenimento della salute, del benessere? 

Assolutamente sì. Migliora la condizione fisica generale e quindi di riflesso migliora la salute, migliora il benessere fisico, nonché quello mentale perché comunque ti spinge ad affrontare cose a cui non eri abituato. All’interno dell’allenamento, ti spinge un po’ ad affrontare quelli che sono i tuoi limiti, ti spinge a superarli, e quindi questa cosa ti dà molta più consapevolezza di te stesso e migliora sicuramente la tua autostima. 

Beh, abbiamo parlato di un sacco di cose, intanto grazie Matteo per essere stato con noi! 

Grazie a voi! 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *