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Crossfit e Salute – David Manfredi Santarelli

Ciao a tutti! Oggi sono veramente contento, c’è uno degli istruttori di Crossfit miei preferiti: David Manfredi Santarelli. Lui, sportivo da una vita, ha giocato a calcio fino a 24 anni sin da ragazzo, a 24 anni inizia ad appassionarsi alla sala pesi e all’allenamento e nel 2013 scopre il Crossfit fino ad oggi e il Crossfit diventa la grande passione per lui. Ciao David. 

Ciao a tutti, ciao Andre. 

Allora, parlando di Crossfit, che consigli daresti a qualcuno che si volesse avvicinare al Crossfit? 

Innanzitutto di non aver paura. Purtroppo la parola Crossfit è spesso associata ad infortunio o al pericolo. In realtà non è così, consiglio a tutti di avvicinarsi attraverso un centro dove ci sono istruttori certificati e di prendere la cosa con molta tranquillità, quindi senza voler strafare sin da subito. Cercando di ascoltare quello che l’istruttore o il coach ha da dire e da insegnare, cercando di non voler fare più del dovuto ovviamente avendo una certa costanza. 

Che tappe ti hanno portato dove sei oggi? 

Allora, ho iniziato a giocare a calcio sin da piccolino, abito in un piccolo paesino e quello era lo sport più facilmente raggiungibile e più facilmente praticabile, poi con il tempo ho iniziato a lavorare e con gli orari e gli allenamenti era veramente difficile far combaciare le due cose, quindi di stare fermo non se ne parlava e sono entrato per la prima volta in una sala pesi. L’impatto non è stato quello dei migliori, mi sono ritrovato in una sala pesi dove c’era una forte presenza di bodybuilders, quindi sai, entri in sala pesi sui 56 /57 kg per uno e settanta, sei guardato un po’ così. Poi piano piano la cosa mi ha appassionato, mi sono informato, ho cercato di sviluppare il più possibile sia le conoscenze pratiche che teoriche fino a quando, nel 2013, ho iniziato finalmente il Crossfit. Stanco un po’ della solita routine, stanco un po’ di quello che era l’ambiente della sala pesi, ho cercato qualcosa di diverso e l’ho trovato nel Crossfit che fino ad oggi è, diciamo, l’attività più importante fatta a 360 gradi. 

Lì sul momento cos’è che ti ha dato il Crossfit rispetto a quello che avevi da altre parti? 

M’ha ucciso! I primi allenamenti sono stati devastanti, tempi di recupero di 2 giorni, e non per finta. 2 giorni per riprendermi da un allenamento di fondamentalmente massimo 14/15 minuti, perché quello è diciamo il corpo principale dell’allenamento, quando in sala pesi magari l’allenamento durava anche un paio d’ore… 

Oggi ti succede ancora con l’allenamento? 

Oggi mi succede ancora regolarmente. 

Fai qualcosa per esempio, quindi, legato al recupero nella routine d’allenamento? 

Non ho particolari procedure. Mi piacerebbe acquistare un Compex o comunque un elettrostimolatore di livello perché, a prescindere dal fatto adesso che sia un po’ di moda, comunque funziona, testandolo diciamo che funziona, rilassa abbastanza.  Però penso che un’ottima seduta di stretching sia la base di tutto un buon recupero, compreso un buon riposo e una buona alimentazione. 

Che ruolo ricopre lo stretching nella tua preparazione atletica? 

Nella mia preparazione atletica lo stretching ricopre un ruolo purtroppo marginale perché ho sempre dato più importanza ad altre cose, sbagliando, perché più passa il tempo più mi ritrovo i risultati dello stretching non fatto, quindi stretching e mobilità sono due cose che avrebbero bisogno di tempo come tutte le altre cose della programmazione del Crossfit. 

Che altre qualità servono a qualcuno che vuole approcciarsi al Crossfit magari in modo competitivo? 

Per entrare nel mondo delle gare? 

 Si, per le gare. 

 

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Ok. Sicuramente tanto tempo. Il Crossfit comprende tantissime discipline. I sistemi energetici vanno allenati tutti e il tempo che occorre per raggiungere un livello discreto, sia a livello di skill che a livello di preparazione atletica è notevole, quindi un impegno di tempo sicuramente. Secondo, non da sottovalutare, un impegno economico perché comunque sia poi c’è tutto un retro che potrebbe essere seguire un’alimentazione, l’integrazione, le varie sedute dal fisioterapista / osteopata e quant’altro e poi la base: la testa. Bisogna avere la testa. Non tutti siamo nati atleti, non tutti possiamo fare gli atleti e questa è secondo me la dote fondamentale. 

E come sacrificio, rispetto agli altri sport che hai fatto, è diverso il Crossfit? 

Allora, per me lo sport non è stato mai un sacrificio. Nello sport c’è il sacrificio, ma quando penso al sacrificio penso ad altre cose che alla fine non mi danno piacere. Sicuramente ho dovuto mettere più impegno che in altri sport, ho dovuto spendere più tempo e più risorse a 360 gradi, però devo dire che mi sono tornate indietro tutte con gli interessi, questo sì. 

Riguardo tutte queste skill del Crossfit che riguardano tante discipline e anche ambiti diversi fra loro, quando uno si allena, come si preparano nella programmazione? 

Parlare di programmazione del Crossfit oggi diventa veramente complicato. Il livello si sta alzando, giustamente, sempre di più e le preparazioni diventano sempre più mirate. Una volta, all’inizio, le preparazioni erano: “cerca di variare il più possibile”. Oggi in realtà c’è sempre questa alternanza di tipologia di allenamenti, volumi, carichi, etc. Ma sono tutte studiate a tavolino. I tre sistemi energetici vengono allenati con un certo tipo di criterio, tutti gli esercizi vengono divisi in base a quello che richiedono e non è facile. È uno sport ibrido e multimodale, quindi la programmazione richiede di saper allenare tutti e tre i sistemi energetici senza andare a creare degli scompensi troppo ampi. L’esempio classico che mi viene: sono un powerlifter, so qual è la mia direzione, mi alleno in quella direzione. In realtà il Crossfitter deve avere doti del powerlifter ma deve avere anche doti del maratoneta. Devo trovare il giusto compromesso per poter tenere queste cose in equilibrio. Poi io qui penso sempre che comunque sia, sia una coperta corta. Nel momento in cui vado a tirare un po’ più da una parte, è ovvio che scoprirò l’altra. Bisogna capire qual è la giusta misura. 

Quindi uno tendenzialmente prova a migliorare sotto tutti gli aspetti, poi, come dire, naturalmente ha delle abilità più pronunciate? 

Uno tendenzialmente che vuole approcciarsi al mondo delle gare che decide, anzi, di entrare nel mondo delle gare del Crossfit, deve affidarsi ad una persona che conosca tutta questa materia perché è fondamentale sin dall’inizio riuscire a equilibrare il tutto e poter andare avanti senza dimenticare qualcosa, che poi il recupero diventa veramente difficile. 

Ti volevo chiedere David prima di una gara, come alimentazione, c’è qualche consiglio da dare a noi? 

Allora partiamo dal fatto che l’alimentazione va curata 365 giorni all’anno. È impensabile non avere un’alimentazione corretta e poi andare a curare quello che è un pre-workout o un post-workout. Se durante l’anno sono abituato ad un certo tipo di alimentazione, in gara devo continuare con quel certo tipo di alimentazione. Non posso andare in gara con un’alimentazione che non ho mai provato o a cui comunque sia, non so come reagisco. Quindi un’alimentazione corretta è sicuramente la base di tutto e con corretta intendo la giusta ripartizione dei macro nutrienti e soprattutto il giusto introito calorico. Nel Crossfit le calorie si consumano quindi le calorie vanno assunte. Nella giusta misura, proporzionate al tipo di lavoro che si fa e al periodo dell’anno, ma vanno assunte. Per quanto riguarda un pre-gara dipende sempre dall’atleta come si trova meglio, sicuramente una buona integrazione può aiutare ma non è quella che fa la differenza. 

Quali sono gli errori più frequenti che si compiono per quello che riguarda l’alimentazione, e invece quali sono le scelte migliori da seguire per procedere al meglio? 

Personalmente quello che mi dà più fastidio sentire quando si parla di alimentazione è la ricerca del demone o la ricerca del super-eroe. Mi spiego meglio, si ricerca l’alimento o il macronutriente o comunque sia quel qualcosa che p il colpevole, mentre la verità è che non c’è nessun colpevole se non noi stessi. Non c’è un alimento che sia in grado di cambiarci sia in positivo che in negativo. Ci sono tantissimi tipi di diete, ok? La dieta a zona, la chetogenica, la paleo-dieta, carb-cycling, etc. Tutte queste diete di basano su una fonte: l’introito calorico. E bilancio calorico. Quindi è inutile cercare scuse del tipo “io non posso perché quell’alimento mi…” oppure “devi mangiare per forza quel tipo di riso a quella determinata ora”. Sarebbe un sottovalutare l’evoluzione che il nostro  corpo ha avuto per anni. E per anni intendo cento, mille, anni. Se siamo sopravvissuti fino ad oggi penso che un motivo ci sia. Quindi questo è quello che più mi da fastidio. Chi vende l’integratore miracoloso, chi vende la dieta miracolosa; questa è la cosa che più mi da fastidio.  

Allora, sotto il punto di vista dell’alimentazione, cos’è che fa la differenza invece, verso un corretto utilizzo dell’alimentazione? 

Un buon bilancio calorico. Quello che consumo e quello che introduco. Quello mi permette di controllare una massa grassa e una massa magra e mi permette di stare in salute. Quella è la base. Ovvio poi che, nel momento in cui io sono atleta a livello nazionale, a livello europeo o a livello mondiale, andrò a curare ancora di più i dettagli. Quindi sceglierò certi cibi in base anche alle mie caratteristiche. Starò molto più attento al timing, ma sono tutte scelte dettate dalla ricerca di una performance estrema, ok? Nel 90% dei casi, di noi comuni mortali che ci alleniamo per divertirci anche facendo le gare, basterebbe fare molto meno ma farlo bene. 

Consiglieresti il Crossfit anche ad un ragazzo adolescente di 13/14 anni? 

Lo consiglierei anche ad un bambino di 5 o 6 anni, perché la base di tutto questo è il riportarci al movimento. Purtroppo oggi sempre da età più piccole si vedono, chiamiamoli così, problemi funzionali. Per cui un bambino non sa fare uno squat, che è una cosa naturalissima, oppure non riesce a stare con la schiena dritta. Quindi lo consiglio, spero che sempre più genitori, consapevoli di quello che poi potrebbe portare nel futuro questo tipo di allenamento ai loro figli, li facciano iniziare. Non perché debbano diventare atleti di Crossfit, non perché nella vita poi dovranno fare Crossfit, ma per permettergli poi di poter entrare in qualsiasi sport con una conoscenza del loro corpo che li metta in grado di poter decidere a 360 gradi e, comunque sia, risultare sufficienti in qualsiasi cosa si vogliano cimentare.  

Se insegnassi in un istituto superiore, cosa faresti, cosa cambieresti o cosa porteresti che adesso non c’è? 

Premesso che è qualche anno che non frequento le scuole superiori e non ho contatto diretto. Quello che sicuramente introdurrei è proprio questo: il movimento funzionale. Cercare di far conoscere il proprio corpo alle persone, perché purtroppo il problema è questo. Oggi ci siamo disabituati al movimento. La tecnologia, le comodità hanno sempre più portato distanti da quello che è il movimento. E sicuramente, nelle scuole, ritornare al movimento. Questo è quello che io aggiungerei e introdurrei. Poi ognuno è libero di chiamarlo Crossfit, chiamarlo allenamento funzionale, chiamarlo col nome che vuole. Però questa penso che sia una delle scelte che andrebbero fatte. 

Quindi, sia nell’alimentazione è importante conoscersi in primis se stessi, il proprio corpo. Nell’allenamento stessa cosa, quanto di questa comprensione di se stessi, del proprio corpo viene dallo studio e quanto viene dall’allenamento, dalla pratica in sé? 

Allora, lo studio è sicuramente importante. Ci sono dei concetti base che vanno capiti e devono essere fatti propri, ok? Da lì non si può prescindere. Poi, secondo me, è fondamentale l’esperienza sul campo. Nel momento in cui io ho provato sulla mia pelle quello che ho letto, quello che ho letto diventa ancora più un concetto assimilato e riesco a trasferirlo. Riesco a trasferirlo magari usando altre parole o usando semplicemente dei movimenti. Quindi sono tutti e due fondamentali. Come in tutte le cose la verità sta nel mezzo. Quindi poi le eccezioni ci sono. Ho incontrato personal trainer che a livello di studi non hanno lauree e niente ma sul campo un’esperienza decennale e conoscono diversissime cose che chi magari ha frequentato corsi o università e quant’altro non conosce. E viceversa ovviamente. Quindi penso che il giusto compromesso sia alla metà delle due, ecco.  

Che differenza c’è fra come viene vissuto il Crossfit in Italia rispetto all’estero? 

Sicuramente siamo arrivati dopo. Sicuramente siamo ancora nel pieno sviluppo, penso che il livello, a livello di atleti, si stia alzando. Penso anche che il livello, diciamo, di insegnamento: ci sono sempre più box, sempre più centri affiliati e non che insegnano il Crossfit e questo sta portando ad un aumento del livello generale. Quindi penso sia positivo. Basti vedere le classifiche di qualche gara dove all’inizio c’erano 50, 60 iscritti e oggi sono 300, 400. Quindi sempre più gente sta entrando in questo mondo, sempre più gente sta alzando il livello. Poi qui bisogna sempre fare una distinzione tra gare e non gare. 

Si può pensare anche a Giulio Silvino, quest’anno (vincitore del Crossfit Lift-off N.d.R.). 

Esatto. Quando si parla di gare la situazione è un po’ più controllabile da tutti, perché fare qualche ricerca è molto semplice. Basta controllare un po’ le gare del circondario, capire quali sono le principali e tenere d’occhio gli iscritti, il numero. Capire quanti iscritti ha un box rimane un po’ più difficile, quindi diciamo che sulla parte del “non gare” rimane un po’ più difficile capire qual è la realtà. Sicuramente il numero di box è sempre in aumento, questo sì. Non bisogna sottovalutare il fatto che gran parte dei box che aprono dopo un anno chiudono. Quindi anche quello lì è un altro aspetto da non sottovalutare.  

Dov’è che il Crossfit è riuscito ad innovare e dov’è che magari ha fallito su dei propositi che s’era posto? 

Allora, questa è una domanda importante. Il mio parere è questo: è riuscito sicuramente a riportare alla luce sport che erano rimasti molto in ombra, uno su tutti, il weightlifting. È riuscito sicuramente a portare di nuovo le persone ad usare il proprio corpo. Queste diciamo sono le due doti principali che mi vengono subito in mente. Sicuramente hanno una struttura marketing non indifferente. Quindi oggi, ovunque vai, senti o vedi la parola “Crossfit” e questo è segno che il lavoro di marketing è stato fatto molto bene. Non è riuscito, forse, nel far capire, ma questo penso sia un problema più non del Crossfit, della centrale ecco, ma delle periferie, nel far capire che il Crossfit è per tutti. Se io oggi vado su YouTube e scrivo Crossfit, la prima cosa che mi compare non è la signora o il bambino che si allena nel box, ma Rich Froning, Fraser e chi per loro. Quindi uno da fuori guarda: “Ah beh, allora…” 

Si intimorisce. 

In questo secondo me un po’ (…), però questo penso che sia più un discorso di periferia. Da noi, dagli ultimi, da chi riceve per ultimo il Crossfit che in realtà ha frainteso, o comunque sia non mette in luce tutte le varie sfaccettature di quello che è il Crossfit, ecco.  

Un trainer di Crossfit qual è l’errore più grande che può commettere? 

Indipendentemente dal fatto che sia Crossfit o quant’altro, è quello di sentirsi arrivato. Nel momento i cui ti senti arrivato e non sei più disposto a mettere in discussione le tue idee e tutto quello che fino a ieri pensavi fosse giusto, sei finito.  come dice qualcuno: ” o sei impegnato a nascere o sei impegnato a morire”. Quindi devi essere sempre aggiornato, devi saper stare, assolutamente, in mezzo alla gente, perché è quello per cui tu lavori, per cui tu studi e per cui tu ti impegni e secondo me, un buon trainer deve essere anche in grado di trasferire un qualcosa in più oltre alla semplice corretta esecuzione. Il non mollare, il riuscire a venire fuori da situazioni un po’, diciamo così, difficili. Che poi possono essere comunque trasferite nella vita di tutti i giorni. La prima volta che arrivi al box vedi, entri male, vedi un chipper: 50, 40, 30, etc. e dici “impossibile”. Dopo un mese dici “cavolo, l’ho finito!”. Il momento in cui una cosa che pensavi fosse impossibile, l’hai finita, fuori puoi riportarlo. Magari hai un qualcosa che ti fa dire: “Impossibile che nel lavoro riuscirò a fare questo!”, “Aspetta un attimo, però pure quella volta ho detto ‘impossibile’ poi ci sono riuscito”. Stavolta ho portato qualcosa appreso nello sport, fuori. Questa per me è la base dello sport, a livelli amatoriali, ecco. Poi ovvio quando andiamo a cercare i top athletes, lì stiamo parlando comunque sia di una ricerca estrema della performance, però la base di uno sport e la base di un trainer secondo me è questa. 

Qui penso che entriamo in ambito dove parliamo di quanto il Crossfit influenza la tua vita durante la giornata, secondo te, ci si arriva ad un punto dove magari si è troppo assorbiti dalla dimensione del Crossfit e c’è qualcosa che va fatto, eventualmente, in caso?  

Allora, diciamo che questa è un po’ una lama a doppio taglio, perché se da un lato sicuramente mi può aiutare, esempio stupido che porto sempre: devo parcheggiare la macchina, cerco il parcheggio sempre vicino a dove devo andare. Ok? Pensandoci, riscaldamento: 400 mt run (corsa N.d.R.).  e io devo parcheggiare la macchina per forza a 100 metri? Posso parcheggiarla a 400 metri, faccio 400 metri di camminata e non mi è costato niente. Perché di solito quello è solo una parte del riscaldamento. L’altro lato della medaglia, diciamo quello un po’ più tagliente, è che nel momento in cui entri nel meccanismo della ricerca della performance, diciamo che si cerca di alzare il livello, lì rischi che il Crossfit diventi, o comunque sia occupi, gran parte della tua giornata. Anche quando non stai facendo Crossfit.  

Timpegna quindi tutta la testa. 

Ti impegna tutta la testa, inizi a pensare quello che dovrai fare il pomeriggio, come lo dovrai fare, “ok, lì no, non posso andare, devo andare a dormire presto”. C’è un limite che andrebbe ben segnato prima. Sono un atleta di un certo livello, devo fare gare di un certo livello, il mio impegno è proporzionato a quello. Sono un ragazzo che fa Crossfit, mi diverto, mi piace anche fare qualche gara, il mio impegno deve essere proporzionato. Il Crossfit è bellissimo ma fori dal box c’è una vita che è altrettanto bella, e che tanta gente, me compreso, per un certo periodo, si sta perdendo. È così.  

Visto che tu hai un cane, un cane potrebbe…? 

Un animale domestico potrebbe aiutare, quello è un altro impegno, quindi se prima dicevo che il Crossfit porta via parecchio tempo, aggiungetene ancora altro e un animale domestico contribuirà a finire quel poco tempo che è rimasto.  

Fra le persone che si approcciano per la prima volta, diciamo, all’attività fisica di un certo tipo, c’è un pregiudizio riguardante il correre o la corsa, che da qualcuno viene vissuto come l’interità dell’attività fisica dello sport. Ad esempio: devo dimagrire? Basta che vado a correre. Devo mettere su un po’ di forza fisica, vado a correre un po’ di più. Succede anche a te con chi magari viene le prime volte di trovarlo in questa condizione, cosa gli diresti?  

Succede, l’esempio più classico è: entro in sala pesi, le gambe non le alleno perché gioco a calcetto. Questo è quello che nella sala pesi succede più di tutti. Nel Crossfit devo dire che succede un po’ di meno perché comunque sia chi entra è già consapevole che tutto il corpo verrà utilizzato. Parto da questa base: sicuramente correre, camminare, fare zumba o qualsiasi altro tipo di attività è meglio che non fare niente. Quindi nel momento in cui qualcuno arriva e dice: da niente ho iniziato a fare attività, va benissimo. Qualsiasi attività essa sia. Ovvio che l’attività va innanzitutto fatta in maniera costante, ok? Quindi non da maggio a giugno per cercare di riparare i danni fatti da agosto a maggio e ovviamente va calibrata in base al tipo di obbiettivi dati. Ovvio che, come ci insegna il Crossfit, più è variata e meglio è.  

Il bilanciere lo ritieni un attrezzo importante nella preparazione atletica generale o specifica degli sport? 

Assolutamente sì, il bilanciere o comunque sia i pesi liberi secondo me negli ultimi anni, negli ultimi decenni, grazie anche ai macchinari di sala pesi, sono stati sottovalutati o comunque sia messi da parte. Richiedono un impegno maggiore perché richiedono più tecnica, ok? Anche un semplice squat o comunque sia uno stacco da terra, non è come fare un leg extension, un leg press o un leg curl. Quindi vanno fatti corretti, vanno fatti con le giuste progressioni, ma penso siano fondamentali.  

Per esempio questo può diventare un argomento controverso, per esempio io ho visto degli allenamenti, delle preparazioni atletiche di squadre di calcio professioniste, ho visto che c’è una dimensione molto eterogenea; qualcuno che approccia alla sala pesi o gli squat stessi, in un certo modo, altri in un modo diametralmente opposto. Anche come posizioni, c’è chi dice “no, il sovraccarico magari da squat, assolutamente può essere controindicato per il calcio e altri come Sofia Goggia, che ha vinto la medaglia d’oro in discesa libera, appassionata e sostenitrice dello squat nella preparazione atletica. Tu che cosa ne pensi sul sovraccarico dello squat per gli sport? 

Penso che generalizzare sia sbagliato, quindi ogni soggetto, specialmente se parliamo di top level andrebbe valutato e andrebbe valutato quello che per lui è meglio. Fortunatamente siamo tutti diversi e ognuno ha le sue peculiarità. Tutti possiamo apprendere dei movimenti, a qualcuno rimarrà più naturale, a qualcuno rimarrà più difficile, quindi penso che a quei livelli sia giusto individuare quale sia l’esercizio migliore per il raggiungimento dell’obbiettivo. Se poi è uno squat o un deadlift o una leg press, ben venga anche la leg press, però deve essere individuato precisamente e in maniera individuale. Quindi generalizzare rimane un po’ difficile, ecco.  

Io sto notando che il Crossfit si adatta continuamente, ci sono dei cambiamenti anche integrazioni, innovazioni continue. Questo aspetto qui è vissuto anche come un po’ destabilizzante da chi lo segue da tanti anni, quindi si riporta a quegli standard, o è comunque accettato di buon grado perché magari ritenuto come una giusta sorta di adattamento dei tempi? 

Penso e spero che sia accettato da tutti. Movimenti funzionali costantemente variati. Performati ad alta intensità. Su quel costantemente variati, ognuno è libero di variarli come vuole. Quindi ben vengano questi cambiamenti e vediamo dove arriviamo.  

Per esempio io recentemente ho visto che è stato cambiato lo standard su come di misurano a parete gli hand-stand pushups 

Quello penso sia più un cambiamento dovuto alla verifica dei video. Alla verifica dei video su certi esercizi è molto più facile, su alcuni, vedi hand-stand pushups, rimane un po’ più difficile quindi cercano di prendere delle contromisure con chi, diciamo, fa il furbo. 

Mi ricordo io quella gara Sara Sigmundsdottir contro Katrin Davidsdottir dove la differenza che avevano fatto per misurarsi una stendendo le spalle e una meno, poi alla lunga (…) magari l’hanno fatto per cercare una dimensione più obbiettiva. 

Assolutamente. Il trucchetto ci sta, come c’è in tutti gli sport, loro giustamente cercano di correre ai rimedi. Specialmente se parliamo di Games o comunque sia di competizioni, mi aspetto di tutto. 

Ma in un’ottica di aumentare la competitività o in un’ottica di instaurarsi come sport sempre più conosciuto? 

In entrambi i casi. Allora, come sport sempre più conosciuto penso che la strada sia quella buona e risottolineo il fattore marketing. Sono dei campioni. A livello di marketing sono dei campioni. Uno che studia marketing, come nel mio caso, può apprezzare al meglio quello che hanno fatto. Hanno registrato un marchio, non hanno inventato niente, ok? Hanno assemblato delle cose, dei concetti che già c’erano, e c’hanno tirato fuori una cosa enorme. A livello di evoluzione della performance non metto fine all’evoluzione della performance. Il livello ogni anno si alza, wod che sembravano impossibili, l’anno dopo vengono fatti in maniera esemplare. Quindi non metto fine a nessuno dei due. All’evoluzione di nessuno dei due.  

Recentemente è uscito il workout degli Open, il 18.3, che fra tutti gli atleti che lo hanno affrontato nel mondo solo due l’hanno finito. Di cui il primo, io ci sono rimasto male, con 35 secondi di anticipo. Cioè una specie di dislivello rispetto al resto della media, come te la spieghi una cosa del genere? 

Me la spiego che ovviamente essendo così vario, diciamo che può capitare che nell’immensa varietà tutto quello che viene scelto per creare un wod siano i tuoi punti di forza. Perché quando il numero è così esiguo penso che quello c’entra parecchio. Sono convintissimo che questo wod, il prossimo anno, verrà chiuso da tantissime persone.  

Negli ultimi anni si è assistito a una crescita, anche sotto il punto di vista dei risultati, esponenziale. È un po’ spaventoso anche pensare che se questo trend di crescita continui (…) 

Si ma consideriamo sempre che è uno sport giovane. Quindi adesso il gap andrà sempre a ridursi. Cinquant’anni fa non avrebbero mai pensato di correre i 100 metri come l’ha corsi Bolt. Era impensabile. Oggi qualcuno è pronto a sfidare Bolt. Quindi l’evoluzione, diciamo che il gap si ridurrà sempre più ma l’evoluzione sarà cosante, come in tutti gli sport. Quando più, quando meno, penso che l’evoluzione della performance andrà avanti ovviamente.  

Ci vuoi lasciare con un consiglio per chi magari volesse cominciare a fare Crossfit ma è un po’ dubbioso, oppure sta ancora fermo in una fase di pregiudizio nei suoi confronti? 

Il mio consiglio è semplicissimo, non giudicare la cucina prima di averla assaggiata. Con il Crossfit è uguale. Provate. Se non vi piace una volta, provate una seconda volta e anche una terza, questo perché come dicevo prima, è variabile. Quindi potrebbe capitarvi la giornata no. Ok? La giornata un po’ più tecnica e all’inizio rimane un po’ difficile. Cambiate magari il box? Potreste trovare l’istruttore che quel giorno ha la giornata storta, capita a tutti purtroppo e magari è un po’ meno accogliente. Se avete veramente intenzione di migliorare il vostro stato di salute; questo è quello che fa, migliora lo stato di salute. E questo è certificato, documentato. Non rimane altro che trovare il box più vicino.  

Grazie mille David per essere stato con noi.  

Grazie a te Andri, ciao a tutti! 

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