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Anselmo Silvino leggenda della pesistica

Siamo al CrossFit Teramo con Anselmo Silvino, leggenda della pesistica italiana, ciao Anselmo!

Ciao.

Che cosa comporteranno le nuove categorie di peso introdotte?

Intanto nuovi record, prima di tutto, però a mio avviso non va bene la distinzione fra olimpiadi e campionati del mondo. Questo perché ci sono delle categorie che si trovano penalizzate come ad esempio, negli uomini, che si passa dagli 81 kg ai 96 kg. Questo scarto di troppi chili è proibitivo, per prendere quei chili ci vorrebbero minimo 2 anni.  Poi non vedo come possano gli atleti d’elite allenarsi sul sistema olimpico con questi grandi scarti di chili, è difficilissimo. Intanto il perché siano state fatte non si capisce, magari vogliono più medaglie. Una volta, quando gareggiavo io, erano sette le categorie e più equamente distribuite, io credo che ci ripenseranno.

Cambieranno un’altra volta?

Da come è scritto non sembra definitivo, si dovrà riunire ancora la IWF per decidere in merito ad una soluzione finalizzante per la questione.

Certo che ad oggi quello è.

Ad oggi si.

Nella situazione attuale, un atleta di 85 kg che cosa dovrebbe fare, perdere 4 kg o aggiungerne 9?

A prenderne 9 ci metterebbe 2 anni e forse anche di più. Bisogna vedere come sta negli 85 kg, perché se ci sta un po’ stretto e pesa sempre qualcosa in più è difficile scendere giù di peso e perdere 5 o 7 kg. Lo strappo lo potrebbe ancora fare ma lo slancio lo perderebbe.

Negli anni che cosa è cambiato nella pesistica che tu hai potuto vedere?

Negli anni a livello tecnico niente, o meglio hanno cercato di cambiare pensando che il sistema asiatico sia meglio di quello russo, però chi ci ha provato non ha capito che gli asiatici morfologicamente sono diversi da noi. Loro hanno adottato quella tecnica perché la loro morfologia glielo permette, per noi è diverso, è difficile applicarlo.

Cosa cambia, la composizione corporea?

Certamente, loro hanno le gambe corte, braccia corte e busto lungo. Noi tendenzialmente siamo dei normotipi o longilinei al limite quindi questo è il fattore limitante. A mio parere è meglio che noi continuiamo con quello che abbiamo sempre fatto cioè ispirarci ai russi.

Per quello che riguarda la preparazione?

La preparazione è cambiata molto dal ’72 ad oggi. Negli anni abbiamo tolto un esercizio: la distensione lenta. Quindi adesso è tutto basato sulla velocità con i soli esercizi di strappo e slancio. Prima lavoravamo molto sulla forza adesso quella parte è stata ridimensionata rispetto alla primari età che ricopriva nel passato nella preparazione. Si cominciava dalla distensione! Questo credo sia stato il cambiamento più significativo, per il resto è tutto rimasto invariato. La tecnica è sempre quella.

Per quello che riguarda lo squat, frontale e back come vanno alternate?

Vanno fatte tutte e due le variazioni. Il giorno che fai lo slancio è inutile che fai le gambe avanti mentre è vero il contrario quando fai lo strappo. Le due tecniche lavorano delle parti diverse e servono entrambe.

La panca si usa lo stesso nella preparazione della pesistica olimpica?

Dipende dal tipo di atleta che hai, se hai un atleta con legamenti molto elastici che no ha problemi di spalle va bene anche la panca per costruirlo, altrimenti la panca non bisogna farla. Potrebbe legarti troppo e bloccarti le spalle e generare problemi nello slancio con la testa che fatica ad incastrarsi nella spinta.

Quanto è importante la mobilità per fare pesistica?

Diciamo che è un buon 30 %. Nel resto c’è compresa la forza, senza la quale la forza di gravità non la vinciamo, però metterei la tecnica, soprattutto e tanta voglia di arrivare.

Secondo te queste nuove categorie di peso possono fronteggiare il problema del doping nella pesistica?

Io penso sia stato fatto apposta. Sono 25 anni che combattiamo il doping e penso che ci siamo riusciti. questo lo dimostra il fatto che adesso le medaglie si distribuiscono fra più nazioni (Italia, Francia, Bulgaria, Turchia, Iran, Russia) prima era appannaggio di soli bulgari o russi seguiti da turchi e greci. Vincevano 6/7 categorie su 8. Questo fa pensare che siamo riusciti a debellare il doping. Questo è un modo nuovo per riportare i record accessibili a tutti.

Ora ci saranno tanti nuovi record da scrivere.

Io spero di farne già dalla prima gara che facciamo. Adesso il primo che arriva fa il record.

I tuoi atleti come hanno preso la notizia?

Non è che sia andata molto male. Io ho un atleta di 69 kg, Paolo Carlucci, che sta in nazionale e che faticava a stare nella categoria, stava a 66,5 kg, quindi sta magnificamente. Poi c’è Roel Narcisi che pesa sui 77,5 kg e per lui non credo sia un problema prendere 3 kg, non mi preoccupa. Mi preoccupa quello scarto fra 81 e 96 kg , lì è brutto per tutti, è brutto per Ficco che deve scendere o salire di comunque tanti chili. Scarantino invece deve salire per forza dato che 61 kg è la categoria più bassa. Infatti lui a Barcellona ha fatto i 62 kg, quindi già è passato sopra perché la categoria olimpica è quella. Gareggiare fuori dall’Italia è diverso perché bisogna considerare che anche tutti gli altri all’estero si saranno preparati per adattarsi al cambio di categorie.

Qual è il segreto per progredire nell’allenamento?

Non smettere mai. Allenarsi sempre.

Ci si può allenare intorno agli infortuni?

Bisogna essere fortunati a non infortunarsi. Se c’è l’infortunio devi fermarti, non c’è niente da fare. Prima di andare avanti devi curarti. Sei fortunato se non ti rompi mai o magari hai dei piccoli traumi di leggera entità e quindi puoi lavoraci sopra. Se ti infortuni al ginocchio, fai del lavoro complementare senza l’uso del ginocchio come la schiena, le spalle, le braccia. C’è modo di lavorare. O viceversa se l’infortunio è sulla parte superiore del corpo. Si può lavorare sempre e riuscire quindi a trarne vantaggio anche dall’infortunio.

Quali sono i più bei ricordi della tua carriera sportiva?

Senz’altro il campionato del mondo a Lima. È stato veramente bello sia per il posto in cui stavamo, in Perù, e anche la medaglia alle olimpiadi a cui ho corso dietro 7 anni. È stato bello salire sul podio e fare l’argento in mezzo ai russi, bulgari e polacchi. Riuscire a conquistare una medaglia fra queste nazioni, per noi occidentali, era proibitivo. Nessuno ci era riuscito ancora.

Quali sono le qualità indispensabili per un atleta che vuole gareggiare nella pesistica?

Ci vuole tutto quello che serve nello sport; la forza, la velocità, la scioltezza e il coraggio,  perché noi ci mettiamo un grosso peso sopra la testa e questo equivale a lanciarsi in moto a 300 km all’ora. Lo strappo dura meno di un secondo e alcuni riescono a sollevare 220 kg sopra la testa in quel breve lasso di tempo, basta fare i conti per capire che per far viaggiare il bilanciere per un metro e mezza con quel peso a quelle velocità sono necessarie forze eccezionali in campo. Questi li ritengo gli aspetti più importanti.

È il duro lavoro il segreto?

Il duro lavoro si, ma devi dare tanto di tuo, devi avere qualcosa da dire. Se uno è vuoto, come a me sono capitati ad esempio atleti molto dotati che avevano tutto per eccellere ma non avevano la cosiddetta fame, allora ancora non basta.

Come è nata in te la passione per la pesistica?

Io ero un ciclista, quindi immagina un po’ passare da ciclista a pesista cosa ha comportato. Ma il passo è anche breve perché d’inverno come fai ad allenarti dato che in bicicletta non ci vai con la neve che fa qua da noi? Trovai un gruppo di ragazzi appassionati di pesi che si allenavano con tutti pesi rimediati, non belli come quelli di oggi, fatti con cemento e ferro. Mi hanno invitato a provare. La prima sera che andai rimasi molto deluso dalla mia prestazione e per un po’ lasciai perdere. Dentro di me sentivo che qualcosa non mi aveva soddisfatto appieno e quindi di nascosto cominciai ad andare ad allenarmi e riuscivo a migliorarmi ogni giorno un po’ di più. Facemmo, ad un certo punto, un campionato provinciale e lì arrivai secondo su una quindicina di contendenti. La stessa sera a cena con tutti i ragazzi, quello che vinse disse che io non lo avrei mai superato. Questo fece scattare la molla in me per lasciare il ciclismo e dedicarmi alla pesistica. Successivamente riuscii a batterlo con oltre 20 kg di scarto. Così è andato il mio avvicinamento ai pesi. Dopo 5 mesi che mi allenavo vinsi anche il campionato italiano e da lì mi chiamò in nazionale il generale Pignatti, mio grandissimo allenatore e scopritore. Per me è stato uno dei migliori allenatori del mondo perché con poco, con pochi pesisti è riuscito a fare davvero tanto. Lui in carriera aveva già fatto un bronzo a Melbourne, una medaglia a Roma con Manironi, la medaglia con Silvino nel ’72 e nell’84 ha vinto la medaglia d’oro con Norberto Oberburger, quindi posso affermare che Pignatti è stato il migliore di tutti.

Ti ha trasmesso qualcosa nell’insegnamento?

Mi ha trasmesso davvero troppo per fare l’allenatore vero.

In che senso?

Nel senso che lui viveva per la pesistica, io non vivo solo per la pesistica. A me piace, è una parte di me dato che a 73 anni sono ancora dentro l’ambiente con dei ragazzi bravissimi che si allenano una volta al giorno e stanno ai livelli di chi fa le doppie sedute giornaliere. Certamente mi ha trasmesso il suo metodo di insegnamento. Quello che non è riuscito forse a trasmettermi è l’attaccamento unico per la pesistica. A me piace fare anche altre attività; mi piace andare a caccia, andare a pesca, non sono legato solo alla pesistica. Lui era dedicato totalmente alla pesistica.

Oggi fra il bilanciere e la bicicletta cosa usi di più?

Il bilanciere senza dubbio. La bicicletta da corsa la posseggo ancora ma non la uso quasi mai. La paura mia è che mi mettano sotto per strada. Quando vedo i ciclisti che vanno sulle strade veloci temo per la loro incolumità.

Ti senti di lasciare un consiglio ai giovani campioni italiani che adesso affronteranno le prossime gare?

Adesso hanno tutti tantissimo. Io non avevo niente. Loro aprono il telefonino e c’è tutto dentro, quasi in confronto è poco quello che gli posso dire io. Posso dire che è una disciplina molto dura, non è facile anche se può sembrarlo a quelli che magari si avvicinano sentendosi forti. In molti dopo un paio d’anni di allenamento sono venuti da me a dirmi che si erano resi conto che nella pesistica oltre alla forza serve anche tanta testa e questo significa che bisogna investire tutto nella pesistica, anche oltre le proprie doti naturali.

Grazie mille Anselmo per questa intervista!

Grazie a te!

 

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