podcasts

Allenare i Campioni – Andrea Mancinelli

Siamo qui oggi con un ospite d’eccezione, veramente speciale, Andrea Mancinelli. Preparatore atletico di pesistica nelle Marche. Lui è terzo livello FIPE, quarto livello europeo CONI ed ha anche la certifica CPT dell’NSCA, ciao Andrea! 

Buonasera a tutti.  

Che consigli daresti a qualcuno che si volesse avvicinare alla pesistica? 

I consigli sono pochi, il consiglio è quello di provarla. Di provarla perché, come in tutti gli altri sport, può piacere o non piacere.  

Come preparatore atletico che cosa dici agli atleti prima di andare in gara? 

Le parole sono poche perché non sono una persona che è abituata a parlare troppo, sicuramente incito con pochissime parole e uso parecchio le mani, nel fare una carezza come nel dare uno schiaffo. 

Parliamo un attimo della pesistica femminile in Italia che ultimamente sta subendo una crescita di nota, soprattutto riferito anche a noi, marchigiani, dove le atlete migliori sono passate da te. 

Ormai sono una decina d’anni che mi trovo in questo mondo del bilanciere. In questo periodo, nella nostra regione dove i numeri dei praticanti di questo sport era pari a zero, ci possiamo vantare di aver fatto diverse finali nazionali, alle quali hanno partecipato sia atleti del comparto maschile come quello femminile. Quelle del comparto femminile ultimamente stanno riscuotendo molti successi. Ricordiamo Violetta Piergiacomi, la prima finalista senior, per passare a Marta Sabbatini finalista nazionale senior e medaglia d’argento nella coppa Italia, per passare alla giovanissima Panyaway, la giovanissima Barbaresi e hanno contribuito molto nella crescita della pesistica marchigiana. Hanno contribuito molto perché le ragazze si stanno rendendo conto che non è uno sport solo del comparto maschile e che porta loro anche molti benefici, oltre che sotto l’aspetto della forza, della potenza, anche sotto l’aspetto morfologico.  

Tu hai dei preparatori atletici di riferimento, di ispirazione? 

L’unico grande preparatore atletico, ma non chiamiamolo preparatore atletico perché era veramente un grande maestro, l’anconetano Cesare Petrelli che con poche frasi e con poco tempo passato insieme mi ha trasmesso veramente l’arte del bilanciere, come vi chiamate voi. 

Nella preparazione di un atleta, per la pesistica, come s’affronta diciamo la soggettività, la morfologia differente di ogni atleta riguardo allo standard delle alzate olimpiche? 

È chiaro che teoricamente per un’alzata olimpica un istruttore ha in mente la propria alzata ideale, la sua onda perfetta. Questa onda perfetta non può essere insegnata, trasmessa a tutti quanti gli atleti allo stesso modo. Ogni atleta bisogna plasmarlo in base alle sue caratteristiche morfologiche, senza dubbio. Un’alzata va plasmata ad esempio su un atleta di categoria 53 kg e differentemente su uno di 105 kg, difficilmente si può dare uno stesso insegnamento all’atleta che pesa 53 kg come a quello che pesa 105 kg. 

Quali sono le qualità indispensabili per un atleta che voglia fare il pesista? 

L’articolabilità senza dubbio, se uno non ha una buona articolabilità nella tibio-tarsica, nella coxo-femorale, nella spalla, con difficoltà riesce a fare buone alzate. 

Si può allenare un atleta per tenerlo lontano dagli infortuni? 

Questo qui è un aspetto che accomuna un po’ tutti quanti gli sport. Parliamo di agonismo, quando c’è dell’agonismo è chiaro che si cerca di portare la macchina alle sue massime velocità. Questo dipende da molteplici fattori; dipende dai periodi, dipende da come si è abituati a lavorare, dipende dalla programmazione dell’allenamento, dipende dalle metodiche di allenamento, dipende il ragazzo come è stato cresciuto nel passato. Però è chiaro che gli infortuni possono accadere, le patologie possono venire, gli stati infiammatori importanti o meno, non si possono prevenire. 

Non si possono escludere neanche? 

Non si possono escludere neanche da un periodo di allenamento, chiaro che in base alle patologie che si vengono a creare bisogna attuare delle dovute precauzioni. Io sono un grande fautore del lavoro in team, in quanto un preparatore atletico non si deve mai e poi mai sostituire a un nutrizionista, non si può mai sostituire a un medico, non si può mai sostituire a un ortopedico e altre figure. Ognuno ha la sua parte e penso che un grande atleta debba venir fuori grazie al lavoro di un team. 

Un bravo atleta o un grande atleta è anche una brava persona fuori dalla pedana? 

Nel sollevamento pesi sicuramente si perché è uno sport, come ripeto spesso,in cui in tre ore di allenamento in realtà un atleta si allena, non ho fatto mai il calcolo ben preciso ma, almeno un terzo. Su tre ore di allenamento si allena un’ora. Di conseguenza due ore le passa molte volte nella meditazione, le passa nelle public relations con gli altri atleti con i quali, in quel momento, si allena. In un salutare colloquio con il proprio allenatore, con gli amici che stanno in quel momento lì. Questo fa sì che sia l’atleta una persona in gamba, soprattutto oggi in questa vita di social dove tutti ci si rintana sempre più verso sé stessi.  

Tu che vivi lo sport come preparazione atletica più a 360 gradi, pensi che la pesistica sia funzionale anche agli altri sport? 

Oggi più che mai è indispensabile. Oggi qualsiasi sport è bisognevole dell’aumento di forza. Dell’allenamento della forza nelle sue varie forme; nell’allenamento della forza assoluta, nell’allenamento dell’espressione di potenza quanto nell’espressione di velocità, nell’enfatizzare gli aspetti pliometrici. Il nostro sport è caratterizzato da questo, di conseguenza un pallavolista, piuttosto che un cestista,piuttosto che un tennista, se volessero aumentare i loro parametri di forza sono prettamente obbligati a ricorrere al bilanciere olimpico. 

Pensi che ci sia un po’ di pregiudizio nei confronti della pesistica da parte di chi non la conosce o la vive dall’esterno? 

Purtroppo ancora si. Purtroppo è un muro questo al quale fino ad ora abbiamo buttato giù solo qualche mattoncino, molti altri mattoni devono ancora essere fatti cadere. Ci portiamo dietro ancora le pecche della vecchia pesistica. Riguardo la vecchia pesistica, la storia ci racconta che una volta non c’era solo l’esercizio di strappo e di slancio ma c’era anche l’esercizio di distensione. L’esercizio di distensione era caratterizzato nel sollevare questo grosso bilanciere sopra la testa senza l’ausilio degli arti inferiori. Di conseguenza l’atleta stesso andava a ricercare una sorta di frusta con la schiena per aiutarsi a sollevare questo bilanciere e, gran parte delle volte, si incorreva in patologie gravi della spina dorsale. Per di più la morfologia, il morfotipo di questa disciplina era piuttosto basso, appunto perché così il bilanciere percorreva il minor spazio possibile, con gli arti superiori piuttosto corti. Quindi alla data di oggi ancora ci portiamo dietro, anche nel campo medico, questo pregiudizio. Per chi ha in mente ancora la vecchia tipologia di sollevamento pesi i sollevatori erano tutti piccoli. Di conseguenza fare sollevamento non aiutava nella crescita oppure fare sollevamento pesi distruggeva la schiena. Alla data di oggi le statistiche, soprattutto quelle americane, che sono reputate le più valide ci raccontano che il mondo del sollevamento pesi è caratterizzati invece dal minor numero di infortuni. E per di più  per esperienza, da me riportata negli ultimi 15 anni di attività, non abbiamo mai avuto atleti con lesioni importanti alla spina dorsale, anzi il fare questo sport è caratterizza una grande robustezza dei muscoli para vertebrali e di tutto il corpo.  

Qual è l’errore più grande che può commettere un preparatore atletico? 

Accelerare i tempi nella ricerca dell’alta performance. Ovvero cercare, qualora un atleta si avvicina a questo sport, di portarlo subito verso carichi esasperati. Per fare il sollevamento pesi, come tutti gli altri sport, ci vuole un percorso programmatico, ci vuole gradualità, ci vogliono tutte quelle cose che caratterizzano la programmazione e la metodica dell’allenamento nella ricerca della performance 

Qual è il segreto per progredire nell’allenamento? 

Beh, ce l’avessi avrei tantissimi atleti giorno per giorno. Un segreto non penso che possa esistere, una legge matematica non esiste. Qualora esistesse una legge matematica saremmo tutti veramente dei grandi campioni. Ci vuole l’occhio esperto, sicuramente. Ci vogliono tanti errori che si fanno nel tempo per valutare quale sia la strada migliore da percorrere. 

Quanto di quello che hai appreso fino ad oggi pensi ti sia stato insegnato e quanto pensi di averlo appreso da solo? 

Nella mia situazione penso di aver appreso da solo un buon 90 %. Aver appreso da solo grazie agli studi fatti, grandi libri e articoli letti e, non nascondo, grazie anche a grandi errori fatti.  

Da dove dovrebbe cominciare qualcuno interessato a voler provare la pesistica? 

Sicuramente si dovrebbe iniziare da persone che comunque hanno una certa professionalità. Iniziare da autodidatta sicuramente non è consigliabile, appoggiarsi nei centri sarebbe la migliore cosa qualora ci fossero e ci siano dei validi tecnici.  

Pensi che magari  fuori ci siano, potenzialmente, dei grandi pesisti che però ancora non lo sanno? 

Senza dubbio. Ritornando ai nomi che abbiamo fatto prima sono grandi atleti provenienti da altri sport. Provenienti dalla scherma nel nostro caso, dal mondo della lotta, dal mondo del calcio, senza dubbio. Ogni sport non deve fare a sé l’atleta. Ovvero, una persona con delle caratteristiche fisiche, biologiche può benissimo ottenere dei grandi successi in uno sport mai praticato.  

Parliamo della pesistica in Italia, rispetto a dieci anni fa, la situazione in cui siamo oggi, che cos’è cambiato, che cos’è successo? Sono migliorate le cose? 

È cambiata tantissimo. Rispetto, ripeto io ormai sono 12, 13 anni che vivo in questo mondo, ho visto un’evoluzione fantastica. Questa evoluzione, grazie anche al periodo storico in cui ci troviamo, grazie anche al lavoro svolto dal nostro presidente nazionale Antonio Urso, grazie a una infinità di circostanze, c’è stata questa immensa evoluzione. Basta guardare il quadriennio olimpico passato dove il nostro medagliere internazionale è aumentato esponenzialmente, ci auguriamo che lo sia lo stesso anche questo appena iniziato. Appunto caratterizzato da grandi campioni che nell’epoca passata non c’erano.  

Pensi ci sia ancora qualcosa che la pesistica italiana possa fare per cercare di avvicinare più persone, più sportivi, allo sport? 

Questo qui innanzitutto è un problema proprio dello sport italiano. Ovvero penso che uno dei problemi fondamentali sia l’abbandono dello sport, quando un ragazzino si ritrova all’età di tredici, quattordici, quindici anni, nell’età appena post-puberale, vedendo che negli sport praticati non ha raggiunto grandissimi risultati abbandona lo sport. Bisogna far capire ai giovani innanzitutto l’importanza dello sport. È chiaro, la federazione dovrebbe lavorare un po’ di più per avvicinare questi ragazzi che cercano di abbandonare lo sport. Ma questo è un problema grosso, di non facile risoluzione. 

Tanti dicono che il Crossfit abbia avvicinato molte più persone alla pesistica rispetto a prima, ma pensi che sia solo così, o magari c’è anche altro dietro a questa idea comunque diffusa? 

Allora, il Crossfit ha aiutato molto a far conoscere il nostro sport nel mondo. Anche in Italia molte persone che non sapevano che cos’era uno strappo, uno snatch piuttosto che un clean & jerk o uno slancio, oggi lo conoscono e lo praticano. Il discorso è differente sotto il profilo agonistico. La storia più recente ci ha fatto conoscere campioni del sollevamento pesi che sono diventati campioni nel Crossfit, piuttosto che il contrario. Odio da una parte parlare e dire di ringraziamenti, chi da una parte, chi dall’altra. Parliamo di sport e qualsiasi cosa succeda nel mondo dello sport va bene così, purché sia positiva.  

Come aiuti i tuoi atleti a superare magari dei periodi di difficoltà, magari vissuta dall’atleta come un ostacolo più grande di quella che è magari in realtà? 

Ma vedi Andrea, il discorso fondamentale, quello che più ci tengo io è il rapporto che si viene a creare tra l’atleta e l’istruttore. Molte volte l’istruttore può essere anche non un bravissimo tecnico ma un bravissimo parlatore. Una persona umile, che sa ascoltare il giovane, che sa ascoltare quindi di conseguenza anche il proprio atleta. Il rapporto di reciproca fiducia, il rapporto di reciproca stima penso che sia una delle condizioni per far diventare l’atleta un grande campione. 

Pensi che l’allenamento della pesistica possa essere anche indicato per i ragazzi più giovani, in età adolescenziale o pre-adolescenziale? 

Senza dubbio. Molte volte, purtroppo, mi ritrovo a parlare con persone del campo medico, appunto come dicevamo prima, i quali hanno svolto un percorso di studio trent’anni fa, quarant’anni fa. Oggi non esiste, nella bibliografia mondiale, uno studio dove si evidenzia il non fare sollevamento pesi. In qualsiasi età. Anzi, degli studi fatti ultimamente hanno dimostrato che c’è un rafforzamento cartilagineo e un irrobustimento osseo. È chiaro che l’allenamento, la programmazione dell’allenamento, va sempre fatta con la dovuta precauzione dell’età che abbiamo nelle mani.  

Cos’è che distingue un buon preparatore atletico in ambito giovanile nella pesistica? 

Naturalmente la metodica che usa nell’insegnamento. Il giovane si deve divertire. Il giovane non può subito passare per grandi intensità di forza. Il giovane difficilmente sopporta grossi volumi di lavoro. È chiaro che ogni età va allenata con riferimento all’età stessa. Di conseguenza io personalmente non mi reputo di essere un bravissimo allenatore pre-puberale, per persone giovanissime, perché forse non ho la dovuta pazienza da dedicare loro. 

Qual è l’età giusta per approcciarsi alla pesistica in un’ottica di una buona carriera? 

Questo è uno sport dove c’è una grande componente tecnica. Per l’età giusta bisognerebbe andare a vedere qual è l’età biologica che è molto differente dall’età anagrafica. Ci sono ragazzini che potrebbero iniziare tranquillamente ad undici, dodici anni per le loro, appunto, caratteristiche fisiche e psichiche di quell’età e altri che dovrebbero iniziare forse due o tre anni più tardi. Un’età ben precisa non c’è, considerando il fatto che l’allenamento della forza oggi è studiata per bambini dai mille giorni. Ciò significa che si può partire ad allenare la forza all’età di tre anni. Di conseguenza tirar fuori dei dubbi, delle perplessità, delle paure nell’allenare la forza nell’età di dieci, undici anni mi sembra un po’ assurdo.  

Ci sono delle scuole però che puntano molto su un allenamento intensivo in giovane età? 

Non in Italia. Sicuramente stai facendo riferimento alle scuole dell’est.  

Pensi che questo sia una pecca nostra o possa essere una qualità che ci differenzia rispetto al resto del mondo? 

Che dire, odio fare i paragoni con altre realtà, la storia ci insegna che i grandi successi ottenuti nel passato sono stati successi a volte molto sporchi. Quale sia la strada migliore da percorrere? È chiaro, stiamo parlando di età giovanissime, stiamo parlando di contesti storici e culturali completamente differenti. Andando a valutare il nostro contesto storico e culturale italiano è chiaro che quello che hanno utilizzato in paesi asiatici piuttosto che in paesi dell’est, da noi è completamente impossibile attuarlo.  

Quali esercizi accessori, secondo te, hanno miglior trasferimento poi nelle alzate olimpiche? 

Allora, torniamo ad una domanda che mi fece un ragazzo una volta perché voleva imparare a fare lo stacco. Se vuoi imparare a fare uno stacco, la risposta è: fai lo stacco. Senza dubbio. Per imparare a fare uno strappo, un esercizio altamente molto più tecnico, è chiaro che non si potrebbe iniziare direttamente con lo strappo. È un esercizio che va suddiviso nelle sue otto fasi, allenato inizialmente nelle sue otto fasi, come d’altronde poi le stesse fasi, utilizzarle anche nell’allenamento degli altri sport. È chiaro che poi con il tempo portarlo, per quanto concerne l’atleta del sollevamento pesi, portarlo poi pian piano a fare lo strappo completo. Ci sono esercizi di base, che vengono supportati naturalmente nella nostra disciplina e che sono gli esercizi della forza agli arti inferiori che è quello dello squat, front squat, stacco o altro.  

Ti è mai capitato a qualche atleta di dirgli: “guarda, lascia perdere, magari la pesistica non fa per te”? 

Indirettamente si perché è chiaro che se uno è alto un metro e trenta sicuramente non potrà mai fare un centrale nella pallavolo. Non preclude questo che non possa poi giocare a pallavolo. Quindi tutti gli sport possono essere praticati da chiunque. Anche il nostro, ma se uno non ha una buona condizione articolare non potrà mai diventare un atleta di media o alta qualifica. Nulla toglie che possa comunque svolgere e praticare questo sport. 

Per un atleta di pesistica quanto è importante lo studio e quanto è importante la pratica, in proporzione? 

È importante tutto. Oggi più che mai si ricerca sempre l’alzata perfetta. È chiaro che un atleta deve sapere perché fa una cosa. Qual è la finalità di quello che fa. È chiaro che deve, o con lo studio, o con un insegnamento, deve essere messo in condizioni tali di massima trasparenza e massima conoscenza di quello che fa. Quindi se anche studia da solo, si paragona con le altre persone è una buona cosa.  

Oggi, rispetto a qualche anno fa, c’è una quasi sovrabbondanza di informazioni anche, parlando di internet, social media, video. C’è un grande confronto, grandi esempi di riferimento. Quanto tutto questo magari ha allontanato gli atleti dall’andarsi a vedere una gara o andarsi a vedere un pesista o cosa è cambiato rispetto a qualche tempo fa? 

Oggi ormai tutte queste informazioni di facile reperibilità, ormai lo sappiamo tutti, non solo nel nostro campo ma in qualsiasi campo, la difficoltà sta nel reperire la buona informazione dall’informazione malsana. È questo il dubbio. Quindi un ragazzo che va a estrapolare delle informazioni che gli vengono date da “pincopallino” su Facebook o su qualsiasi altro canale social, può essere fuorviante come può essere costruttivo.  Dipende se poi il ragazzo ha la testa di saper selezionare qual è la notizia giusta. Gran parte delle volte però, mi dispiace dirlo, c’è troppa mal informazione.  

Pensi che la mobilità possa essere una discriminante per un atleta, riguardo una carriera da pesista? 

Non la può iniziare. Se non hai una buona mobilità, come dicevamo prima, non potrai mai essere un atleta di elevata qualifica. Sicuramente potrai fare questo sport, senza dubbio, nei limiti delle proprie articolabilità. Però da lì a diventare un ottimo pesista la vedo difficile.  Come tra l’altro anche se hai una qualsiasi altra patologia ossea. Ad esempio se hai una importante scogliosi, una qualsiasi deviazione della colonna la reputerei in quel caso lì da sconsigliarlo proprio.  

Donny Shankle ha detto una volta: ” La qualità che differenzia la pesistica da ogni altro sport è quella dose di coraggio. Ti trovi daccordo? 

Ma certo. Immagina solamente a scendere sotto a un bilanciere di 100 kg, così una cifra buttata a caso, e tenerlo fermo per quella frazione di tempo. Il coraggio è una caratteristica fondamentale del pesista. 

Spesso tanti pensano che la qualità della pesistica sia puramente fisica o di forza, ma invece che ruolo gioca la preparazione mentale e psicologica in un atleta di pesistica? 

Una buona componente. Soprattutto nel nostro sport dove è richiesto grande sacrificio, grande dedizione. La componente psicologica è una componente fondamentale. Se non sei una persona umile, se non sei una persona propensa appunto a tutte queste caratteristiche difficilmente passi le ore davanti a quel pezzo di ferro 

Con che stato d’animo va affrontata una gara per vincerla? 

Può essere affrontata sia con estrema tranquillità e sia con estrema agitazione. Dipende da queste due cose come riesce a giostrarle al meglio l’atleta per la sua caratteristica. È chiaro che un’alzata in gara, grazie ad una maggior secrezione di adrenalina che comporta la stessa, dovrebbe essere più produttiva la performance finale. Però non sempre questo succede.  

Ogni quanto vanno allenate le alzate massimali nella programmazione di un atleta? 

Un mio grande maestro mi rispose un giorno a questa domanda che io feci a lui che la migliore performance sia due volte l’anno. E questo è un errore, un errore fare questi soliti massimali addirittura una volta ogni quindici giorni, una volta al mese, sicuramente non incide in un buon risultato finale.  

Quali sono i tuoi più bei ricordi finora della tua carriera di allenatore? 

Il più bel ricordo è stata la prima medaglia, la prima medaglia vinta nel Gran Premio delle prime alzate, di strappo e slancio, da un ragazzino all’epoca appunto tredicenne, Gico Parfeni, che è stata la mia prima esperienza da allenatore, primo anno e prima vittoria. 

C‘è stato un momento, nella tua carriera di preparatore, in cui magari hai recepito una svolta o sei entrato a conoscenza di nuovi concetti o metodologie che t’hanno incrementato sostanzialmente il metodo d’allenamento? 

Ma vedi la vita quotidiana trasmette sempre dei miglioramenti.  Li trasmette sempre perché gli errori pure si fanno spesso e di conseguenza, con il tempo, uno progredisce, almeno me lo auguro, imparando appunto da questi errori fatti. Imparando anche dalle buone cose fatte, naturalmente. E non c’è un insegnamento ben preciso: fa parte dell’evoluzione della vita. Fa parte appunto della vita quotidiana, fa parte di diversi atleti che normalmente si allenano che fortunatamente sono sempre di più. E si prende molto insegnamento da loro. Per le caratteristiche caratteriali ogni persona ha bisogno di essere trattata in maniera diversa e ogni persona trasmette comunque delle cose diverse.  

Quindi non solo una differenza morfologica, fisica, anche una differenza caratteriale? 

La differenza caratteriale è molto importante. Ritorniamo al discorso di prima; affinché si instauri un bellissimo rapporto tra i due è chiaro che con due ragazzi dai caratteri completamente diversi c’è bisogno anche di una certa sfaccettatura nel comportamento stesso.  

Hai mai visto un tuo atleta superare una grossa difficoltà che magari lo limitava pesantemente nello sport? 

Grazie allo sport hanno superato dei momenti bui. Questo qui succede non solo nel mondo dell’agonismo. Anche nel mondo del fitness del wellness, nella nostra realtà associativa diverse persone hanno passato momenti veramente turbolenti grazie alla vita stessa dell’associazione.   

C‘è un esercizio che ti sentiresti di consigliare da fare tutti i giorni a qualcuno? 

Tutti i giorni no perché uno dei princìpi fondamentali nell’allenamento è la multilateralità. Non c’è una medicina nello sport da dare, da consigliare ad un atleta affinché esso diventi più forte. Bisogna piuttosto variare, sia nell’intensità che nei volumi che nell’esercizio stesso o prendere quell’esercizio e variarlo nelle varie sfaccettature in cui lo stesso può essere fatto. 

Oltre all’allenamento in per sé, quanto è importante anche l’alimentazione e il riposo nella struttura dell’allenamento? 

Camminano tutti di pari passo. È chiaro che un atleta di media / alta qualifica non può permettersi di fare vita mondana. Ha bisogno dei suoi recuperi, dei suoi riposi, della sua vita tranquilla come ha bisogno di nutrirsi nel migliore dei modi. È per questo che io consiglio sempre di rivolgersi a persone professionali che collaborano con noi.  

Dov’è che nell’allenamento ogni tanto gli atleti si bloccano, vanno in stallo e non progrediscono più? Che cosa gli succede? 

Vedi il sovrallenamento è il peggior nemico dell’allenamento. Quando un atleta va in sovrallenamento lui stesso non l’accetta. Non riesce a percepirlo ma per di più difficilmente riesce ad accettare dei consigli. Un atleta molte volte quando entra in questo periodo di sovrallenamento è caratterizzato da irruenza, è caratterizzato da dissenteria, è caratterizzato da mal di testa piuttosto che da altri sintomi. Ed è difficile anche per un allenatore, a meno che non conosca così pienamente a fondo l’atleta stesso, per questo mi ricollego a quello che dicevamo prima dell’importanza del rapporto tra ambedue. Il problema dello stallo potrebbe essere derivante sia da un sovrallenamento come da una metodica e programmazione sbagliata. Di conseguenza l’allenatore deve essere pronto e preparato da poter ricalibrare il tutto.  a rimettere in gioco tutta la programmazione, anche se si è in dirittura d’arrivo della gara.  

Questa mattina ascoltavo un’intervista, ho sentito questa frase di un preparatore atletico di cui al momento non ricordo il nome, ma in sostanza diceva: “Nella pesistica o ti riempi di infortuni e vinci tanto o non hai neanche un infortunio e non vinci niente”. Ti trovi d’accordo? 

No, assolutamente no. Che ci sia su un risultato finale questa stretta correlazione tra infortunio e vittoria mi sembra veramente una cosa che non sta né in cielo né in terra, anzi, un atleta che arriva a certi livelli deve cercare lui stesso e l’allenatore stesso e l’equipe che gli sta intorno, di affrontare meno infortuni possibili. Un buon lavoro, una buona programmazione fatta, perché dovrebbe andare incontro ad infortunio? Una persona si infortuna qualora venga a mancare qualcosa, o gli è stato dato troppo volume, troppa intensità o ha delle asimmetrie muscolari nelle varie catene cinetiche, non sono affatto d’accordo con questa affermazione, assolutamente.  

Intanto Andrea ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato! 

Grazie a voi, buona serata e buon allenamento! 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *